10 ottobre 2012

un architetto cinese

Wang Shu è un architetto cinese. Soprattutto però è il primo architetto cinese ad aver vinto il Pritzker Prize, che è un po' come il premio Nobel per l'architettura, assegnatogli ufficialmente lo scorso maggio. Questo premio dimostra in maniera evidente lo spostamento del baricentro del mondo verso nuove frontiere, di cui la Cina è senz'altro la più importante.
È cambiato qualcosa per Wang Shu dopo il Pritzker? Prima in Cina le gente comune non si occupava dell' architettura. Oggi, dopo il premio, tutti sembrano volersene interessare. Anche questo, in fondo, è un modo per ritrovare le nostre tradizioni. Guardando al passato.

Già nel 2001 con l'interessante mostra Mutations avevamo visto con chiarezza disarmante lo sviluppo senza precedenti dell'urbanistica e dell'edilizia cinesi e il "potere" dell'architetto in quella realtà. Pensate che c'è "solo" un architetto ogni 30000 abitanti, da noi 1 ogni 400.

Shu è titolare dal 1997 insieme alla moglie dello studio  Amateur Architecture Studio ad Hangzhou e lavora sulla contemporaneità mantenendo sempre un rapporto con la storia attraverso i materiali e le tecniche tradizionali.

Il mese scorso è stato in Italia e ha tenuto una lezione alla Triennale di Milano, in occasione dell'inaugurazione di una mostra sui progettisti dell'Università di Shanghai
Ecco una sintesi del suo pensiero, con particolare riguardo alla storia e alla città.

Perdere il proprio passato vuol dire perdere il proprio futuro...
Negli ultimi quindici anni ovunque in Cina le grandi città hanno subito un aumento esponenziale della popolazione. I vecchi centri sono stati demoliti e ricostruiti, enormi e nuovissimi, ovunque...
La tradizione non deve essere mai opprimente, non deve trasformarsi in un handicap per i giovani architetti, ma deve diventare uno stimolo concreto...
L'aver costretto le persone a vivere nelle grandi città, in Cina come in molti altri Paesi, ha creato e continuerà a creare tensioni e problemi di vivibilità. Oltre che, naturalmente, di inquinamento...
Penso che in tutto il mondo si dovrebbe cominciare a riflettere sul fatto che l’epoca delle grandi città, dei grandi piani urbanistici, è finita. Questi modelli rappresentano il passato. Oggi siamo in un altro mondo, quello di internet: possiamo connetterci alla Rete e comunicare con tutto il mondo anche stando in un piccolo villaggio. Non abbiamo più bisogno delle grandi città...
Sfruttare il desiderio di esibire e di apparire dei nuovi ricchi finora ha prodotto solo grattacieli sensazionali, ma non ha certo cambiato in meglio le nostre città...
Il futuro è nella campagna, nelle piccole città a dimensioni d'uomo...
Ho visitato Como e l'ho trovata bellissima, ma forse l' ideale potrebbe essere Siena...

Forse il pensiero di un architetto cinese non è così diverso da quello di uno italiano.