28 febbraio 2014

Piano con le periferie

Il lavoro sulle periferie è la missione che il senatore a vita e architetto Renzo Piano ha deciso di svolgere per onorare il suo impegno pubblico e per farlo ha selezionato, su seicento candidati, sei giovani architetti tra 1 29 e i 38 anni con Master o esperienze professionali all'estero, finanziati dal suo stipendio di senatore, a formare il gruppo di lavoro G124, dal numero della stanza assegnatagli a Palazzo Giustiniani, che adesso ha le pareti di conpensato, proprio come in un laboratorio, perfette per attaccare disegni e appunti di lavoro.
Michele Bondanelli, Roberto Giuliano Corbia, Francesco Lorenzi, Roberta Pastore, Federica Ravazzi e Eloisa Susanna lavoreranno al progetto sotto la supervisione dell’ingegnere Maurizio Milan, fondatore ma oggi fuori dalla Favero & Milan e degli architetti Mario Cucinella e Massimo Alvisi, entrambi già collaboratori dello studio di Piano.

Sull'onda di questa iniziativa importante, che certamente non è un'idea nuova, visto che di riqualificazione delle periferie si parla ormai da decenni e ultimamente sembra che se ne siano convinti addirittura i costruttori, come ho raccontato in un piano per le città, Renzo Piano è andato in TV a Otto e Mezzo a raccontare la sua idea, intervistato e spalleggiato dalla Gruber e da Severgnini, forse anche nella speranza di far capire un po' a tutti quanto è importante occuparsi oggi più che mai della qualità dei nostri ambienti di vita.


In Italia ci sono 5 milioni di appartamenti vuoti, ma recentemente, dai dati ISPRA di cui ho già scritto in 1996-2007 - secondo boom edilizio, abbiamo consumato 8mq di territorio al secondo.
Ma forse questi dati non sarebbero così rilevanti se non si aggiungesse il fatto che nelle città italiane la qualità della vita è peggiorata molto negli ultimi anni.

Proprio partendo da queste considerazione Piano ha detto chiaramente che è giunto il momento di creare delle barriere verdi per fermare la crescita delle città e ha declinato i nuovi verbi per lo sviluppo dell'edilizia in periferia che sono: rammendare i tessuti esistenti, crescere per implosione, lavorare sulla bellezza, costruire sulla città. 

Si tratta di considerazioni molto intelligenti e ampiamente condivisibili che riassumono in maniera estremamente sintetica qual'è il grande e difficile lavoro che ci aspetta, almeno dal punto di vista architettonico, se vogliamo veramente riqualificare le nostre città. 

Ho scritto città apposta, perchè mi sembra che oggi la definizione di periferia, dal latino tardo peripherīa «circonferenza», greco περιϕέρεια, der. di περιϕέρω «portare intorno, girare» (voce Treccani), sia diventata un po' stretta e superata. Sia perchè si riferisce ormai ad un territorio spesso molto vasto e indefinibile, sia perchè, contraddicendo in un certo senso il suo significato originario, si identifica ormai con la città; perchè è nella periferia che gran parte delle persone oggi vive, molto di più che nel centro storico a cui il nome della città viene sempre associato. Come dire che la periferia è divenuta città forzatamente, ma ancore non ne ha assorbito le caratteristiche fondamentali di vivibilità che associamo appunto alla città.

Piano insiste anche sul tema della bellezza dei nostri territori, di cui a dire il vero oggi si parla molto, anche non sono sicuro che sappiamo bene di cosa parliamo, sicuramente lo dimentichiamo troppo presto. E' fondamentale riconoscere le qualità dei nostri territori per conoscerli veramente e per gettare le basi della loro riqualificazione.
Allora oggi bisogna trasformare più che demolire, partendo proprio dall'individuazione della bellezza dei luoghi, perchè la creatività dell'architetto non coincide con la libertà assoluta e con la mancanza di limiti, che infatti sono il risultato naturale dell'osservazione e della comprensione dei luoghi e non averli individuati vuol dire non aver capito bene il senso delle cose.

Insomma lo dice anche lui, piano con le periferie!