14 luglio 2014

periferie alla prova di maturità


Quando i commissari d’esame hanno aperto le buste con i temi d’italiano mi sono reso conto che il rammendo delle periferie è entrato nella coscienza collettiva. Che dire? Sono l’architetto e senatore più felice del mondo. Quello che intendo come ruolo di senatore a vita è proprio questo: risvegliare le coscienze, soprattutto quelle dei giovani che in questi giorni affrontano la prova di maturità. (Renzo Piano - Il rammendo delle periferie nella coscienza collettiva)
 
Sarei davvero curioso di leggere cosa hanno scritto i nostri maturandi che hanno scelto di svolgere la traccia sul "rammendo delle periferie", visto che si tratta di un tema che generalmente porta con se fiumi di retorica e che troppo spesso è relegato a discussioni isolate delle varie categorie - urbanisti, politici, sociologi, economisti, artisti ecc... - ciascuno con la sua visione ristretta e con la stessa incapacità di cogliere i fenomeni nel loro complesso. 
Già solo riuscire a comprendere e definire il senso della parola periferia nell'ambito della città contemporanea è un tema complicato, con cui gli urbanisti combattono già da molti anni e che sembra abbiano risolto per esclusione...    

Palermo, Genova, Bologna e Napoli da listonemg



Oltre ad essere positivo il fatto che gli utenti si esprimano sul presente e sul futuro dei loro luoghi di vita, sarebbe fondamentale che queste riflessioni fossero raccolte e rielaborate da chi si dovrebbe occupare della loro realizzazione e riqualificazione.  
Mi sembra quindi un ottimo passo avanti il fatto che il tema della città e della sua riqualificazione nel senso più ampio, sia entrato prima in senato, come ho già raccontato in Piano con le periferie
e poi anche nelle scuole, dove in qualche modo si decide il futuro del nostro Paese.

Quelle che seguono sono le frasi chiave per lo svolgimento del tema, riprese da un articolo scritto da Piano a gennaio scorso sul Sole 24 ore, intitolato appunto Il rammendo delle periferie.
Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l'energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C'è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee. 
Le periferie sono la città del futuro, non fotogeniche d'accordo, anzi spesso un deserto o un dormitorio, ma ricche di umanità e quindi il destino delle città sono le periferie.  
Spesso alla parola «periferia» si associa il termine degrado. Mi chiedo: questo vogliamo lasciare in eredità? Le periferie sono la grande scommessa urbana dei prossimi decenni. Diventeranno o no pezzi di città?
Brindisi e Scampia da cinema e architettura
Catania e Palermo da cinema e architettura

Le periferie all’esame di maturità - Comunicato stampa del senatore a vita Renzo Piano

Sono contento che il Ministero abbia inserito tra le tracce dei temi di maturità “il rammendo delle periferie”. Proprio questo è il ruolo che, per come intendo io l’incarico, deve svolgere un senatore a vita che ha sempre fatto l’architetto: inseminare dei temi nelle coscienze in modo da smuoverle, mettere in moto un volano di idee che poi prosegua autonomamente. In Senato ci vogliono persone che, siano senatori a vita o meno, rappresentino la forza civica del Paese. Come può l’Italia guardare lontano senza la cultura, che è la nostra vera forza?
La sfida di rendere più belle e urbane le nostre periferie è entrata nelle coscienze di molti italiani, non soltanto perché l’80 per cento della popolazione che vive in città sta in periferia. Le periferie sono la città del futuro, non fotogeniche d’accordo e di una bellezza spesso nascosta, ma ricche di umanità ed energia e quindi il domani delle città sono le periferie. Ma c’è da fare una gigantesca opera di rammendo per renderle pezzi di città felice che tocca a noi, ma soprattutto ai giovani, quegli stessi ragazzi che oggi sostengono l’esame di maturità.
Per questo sono grato al Ministero dell’Istruzione. Sono loro il nostro domani e quello delle nostre città oggi così fragili. Il nostro è un Paese di talenti straordinari, i giovani sono bravi e, se non lo sono, lo diventano per forza: siamo tutti nani sulle spalle di un gigante. Il gigante è la nostra cultura umanistica, la nostra capacità italiana di inventare, di affrontare i problemi in maniera laterale, di cogliere i chiaroscuri. Dico inoltre ai giovani a non rassegnarsi alla mediocrità, a viaggiare per imparare le lingue e per capire gli altri e comprendere che la diversità è un valore, non certo un problema. Inoltre viaggiare, ma sia chiaro per poi tornare, serve ai giovani per rendersi conto della fortuna che hanno avuto a nascere in un Paese come l’Italia: perché se non si va all’estero si rischia di assuefarsi alla nostra grande bellezza e a viverla con indifferenza.