7 febbraio 2014

1996-2007 - secondo boom edilizio

Lo dice abbastanza chiaramente Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme, nel suo editoriale sull'ultimo numero del Giornale dell'Architettura, che c'è stato un sorprendente ciclo di espansione edilizia che ha portato addirittura nel 2007 ad un numero di 500.000 occupati in più rispetto al 1998, quando erano 1,5 milioni.
L'economia italiana insomma con l'inizio del nuovo millennio ha investito gran parte delle risorse nel mattone, con un'operazione congiunta di famiglie, imprese e settore pubblico, che ha dimostrato però una grande difficoltà sul tema della qualità della produzione edilizia.
Seguono allora una serie di domande retoriche tipo: 
ha qualificato il nostro territorio?
ha rappresentato un nuovo modello di trasformazione del territorio?
ha migliorato la qualità della vita delle nostre città?
Molto poco, molto poco di nuovo.

5 febbraio 2014

the start of architecture


L'architettura inizia quando con cura si mettono insieme due mattoni.  
A quel punto comincia

30 gennaio 2014

the making of (a new) Rome

English text below

Lo scorso mercoledì 22 gennaio è stata inaugurata all’Istituto di cultura di Los Angeles una mostra su alcune opere di architettura di studi romani intitolata the making of (a new) Rome, organizzata dall’Ordine degli Architetti della Provincia di Roma e dall’ACER, proprio con l’intento di promuoverne la visibilità insieme a quella degli stessi architetti e delle imprese romane coinvolte.
L’iniziativa è sicuramente lodevole e interessante, soprattutto considerando quanto può essere difficile dimostrare i tentativi (più o meno riusciti) di rendere Roma più contemporanea, anche e soprattutto uscendo un po’ fuori dal circuito delle solite (poche) grandi opere, tipo Auditorium, MAXXI e Centro Congressi/Nuvola che tendono ad oscurare tutto il resto.
Tra gli oltre 30 progetti presentati alla mostra, tutti di studi romani e realizzati tra il 2010 e il 2013, vengono segnalati come i più importanti dagli organizzatori quelli di Franco Purini (Palazzo Eurosky), ABDR (Complesso residenziale Giustiniano Imperatore), King Roselli (Libreria Pontificia Universita' Lateranense), Max Pintore (Ponte della Scienza), e Studio Valle (Fiera di Roma).

24 gennaio 2014

architettura italiana

Il post di esordio di questo blog partiva dalla considerazione che l'architettura italiana sta vivendo un (lungo) periodo di difficoltà e soprattutto di poca visibilità internazionale, dovuta sia alla sua scarsa presenza sul nostro territorio che alla sua difficile riconoscibilità
Sono finiti i tempi dell'Accademia (forse anche della militanza politica…) e lo Stato non decide (giustamente) quale linguaggio architettonico si debba adottare, ma in molti paesi europei e non solo, al contrario che in Italia, sembra che gli architetti e il mondo politico, produttivo e culturale si muovano in maniera almeno apparentemente armonica, contribuendo insieme a migliorare l'ambiente urbano proprio attraverso le nuove realizzazioni. 
Per questo motivo, pur condividendo in larga misura le critiche alle “archistar”, colpevoli di aver spettacolarizzato eccessivamente la professione allontanandola dalle persone, direi che la cosa più giusta è valutare l’opera di architettura nel contesto generale, nel suo impatto sulla vita della città e dei cittadini, a volte anche a prescindere dal suo aspetto formale, almeno quando non sia così “indigesto” da diventare fondamentale.