17 maggio 2013

Rapporto CRESME 2013

Il Rapporto 2013 del CRESME sulla professione di Architetto indaga sullo stato dei professionisti italiani attraverso la presentazione e l'analisi di una serie di statistiche sulla demografia, sui redditi e sui volumi d'affari, sulle università e sulle abilitazioni professionali e sull'inserimento occupazionale, in un'ottica di comparazione sia Internazionale, attraverso l'indagine condotta dal Consiglio Europeo degli Architetti nel 2012, che nazionale, nel confronto con le altre categorie professionali.
 
Gli architetti iscritti agli ordini oggi in Italia sono oltre 150 mila, 5 ogni duemila abitanti, il numero maggiore tra tutti i Paesi europei, in cui sono in media 1 ogni mille abitanti e rappresentano il 27% del totale europeo, inclusa la Turchia. In Germania, il secondo paese in Europa per numero di professionisti, gli architetti sono poco più di 100 mila, in Francia e Regno Unito sono 30 mila, praticamente quanto gli iscritti ai soli ordini di Roma e Milano. 
Dopo l’Italia, i Paesi dove si stima la maggiore presenza di architetti rispetto alla popolazione sono Danimarca e Portogallo, con 1,8 e 1,6 architetti ogni mille abitanti, ma i risultati di visibilità e qualità dell'architettura sono in generale piuttosto evidenti.
L’attività professionale in Italia è nelle medie generali europee, anche se risulta maggiore la componente legata all’edilizia abitativa, circa il 60% del fatturato nel 2012). Differenze più evidenti emergerono nel confronto con i profili di attività degli architetti in Francia, Germania e Regno Unito. In particolare la progettazione di singole abitazioni in Italia rappresenta oltre il 50% dell’attività degli architetti, mentre negli altri paesi si riduce macroscopicamente a favore dei lavori su condomini e complessi residenziali. Rilevante anche la differenza nel peso assunto dalla componente della progettazione non residenziale.
In Italia, secondo le stime europee, il settore pubblico rappresenterebbe solo il 7% del mercato degli architetti, una quota tra le più basse in Europa, che non sorprende vedendo la qualità delle opere pubbliche prodotte, ma è molto difficile da comprendere e giustificare in un Paese con una pressione fiscale molto alta (al livello dei paesi del Nord Europa) e una presenza molto importante della pubblica amministrazione (al livello della Francia).