6 maggio 2013

lezioni dal calcio

Chi ama il calcio come me sa bene quanto sia importante vederlo, studiarlo e capirlo per conoscere a fondo un popolo e il suo carattere.
Il parallelo tra calcio e società lo fa in maniera splendida



Una prima riflessione riguarda la perseveranza (con, in aggiunta, la compostezza). Il Bayern ha perso la finale di tre anni fa e l'ha ripersa l'anno scorso, più per sfortuna quest'ultima che per demerito. Nessuno si è strappato i capelli e si è lacerato il petto. Niente strazi, drammi, tragedie, apocalissi. […]  Lezione numero uno: la strategia si pondera, ma, una volta scelta, non si cambia. (In proposito, dare un'occhiata veloce al recente passato politico italiano...) 


Secondo: la gestione. Come tutti sanno, il Bayern è un modello di buona gestione, è in attivo, possiede il proprio stadio e si muove in tutto e per tutto come un'impresa. […]  Gestire bene è un'arte che si apprende non per ispirazione divina, ma da un contesto, da un ambiente che la favorisce e l'apprezza. Il problema è crearlo, questo ambiente. In sintesi: senza buona gestione nessun risultato duraturo. 

Terza e ultima meditazione, l'eccezionalità e il genio. Le squadre tedesche hanno due caratteristiche. I proprietari non sono emiri, sceicchi, pascià ovvero oligarchi russi di nebbiosa reputazione. E i giocatori non sono fuoriclasse assoluti. […] Il concetto è in realtà il medesimo: l'eccesso non è necessario (e forse neppur ricercato o richiesto). Occorre invece l'alto, l'altissimo livello. […]  Da cui l'ultima massima: applicarsi, migliorarsi, non confidare nell'eccezione, nel miracolo. E, per noi italiani, non confidare nel miracolo italiano. Quello vecchio fu il frutto, benefico, della guerra fredda e del conseguente piano Marshall da un lato e del basso costo del lavoro dall'altro. Quello nuovo non sembra alle viste.  

Nessuna pedagogia è piacevole, ma quella di marca tedesca, che ci viene oggi dal calcio, ma ogni giorno da Bruxelles, da Francoforte, da Berlino, è particolarmente sgradevole. […] Le riforme, noi, non le abbiamo fatte. Un modello di sviluppo del Paese non ce l'abbiamo. Ai nostri giovani, sui quali si riversano fiumi di retorico inchiostro, non abbiamo saputo dimostrare che studiare e impegnarsi servono a qualcosa. E mentre noi oziavamo, in Germania si è unificato il Paese (in vent'anni, mentre noi non ci siamo riusciti in centocinquanta), sono state attuate le riforme (gravose anche per loro) e si è compiuta la scelta strategica. Quella cioè di puntare sulla qualità della «vecchia» industria manifatturiera.  

[…] Il modello tedesco, come il Bayern, non è costruito sui Messi, non vagheggia l'innovazione sconvolgente. Confida nell'innovazione di tutte le piccole cose tutte insieme. Persevera. Insiste. Crede in quello che fa. […]