23 maggio 2012

archleaks

Architecture behind the doors, l'architettura dietro le quinte.

A Regno Unito, Spagna e Italia, si sono aggiunti nel tempo Stati Uniti, Francia e Canada. 
Potrebbe essere un buon sistema per dirigere i flussi degli architetti. Oggi del resto siamo di fronte ad ondate migratorie impensabili fino a poco tempo fa. Gli architetti si spostano negli Emirati Arabi e in Cina, dove sono accompagnati ultimamente da allenatori e calciatori. Il Brasile è una delle economie emergenti, i famosi BRICS, ma sembrerebbe che sia il Cile il vero polo d'attrazione da quelle parti.

I geniali ideatori del sito evidentemente hanno capito subito che l'Italia era la più interessante e hanno agito di conseguenza, includendo da poco anche il Politecnico di Torino.
Ho dato un'occhiata alla nuova sezione dedicata al Canada ed è ancora scarna, pochi commenti, la maggior parte positivi, che parlano di ambienti di lavoro stimolanti. Che noia!!
Il blog, a partecipazione anonima, sta spopolando; la sezione Italia in particolare è piena di commenti poco piacevoli e sta provocando moltissime polemiche, oltre a denunce, ritiri, dichiarazioni e chi più ne ha, più ne metta.Un vespaio insomma.
Si è scomodato addirittura l'attivissimo presidente del CNA Leopoldo Freyre, per cercare di frenare in qualche modo questa deriva inarrestabile di svilimento del mondo della nostra professione:
Sono sicuro che ci saranno in alcuni intenti diffamatori, ma non avrei grossi dubbi nel ritenere attendibile la maggior parte dei commenti e l'immagine generale che ne consegue.
Purtroppo troviamo molte risposte alla mia domanda iniziale sull'architettura italiana, perchè la decadenza della professione e degli architetti si vede sia nel trattamento indecente riservato ai collaboratori, che nel loro modo scomposto e volgare di esprimere il proprio disappunto. 
Si evidenzia drammaticamente la crisi sociale ed economica di una professione che, per come è vissuta oggi in Italia, è veramente a rischio di estinzione, se non viene riformata profondamente. Siamo proprio sicuri di voler rinunciare ad una delle figure più importanti nella storia e nella cultura del nostro Paese?

16 maggio 2012

lavori in corso

Se fossi stato un artista contemporaneo mi sarei limitato a un: senza titolo.
Ma avevo in mente talmente tanti titoli, che non ho potuto fare a meno di metterne uno.
Non contento però, aggiungo anche un sottotitolo:
Bacheca annunci. Accorrete numerosi!

Guardate la foto sotto; un cambiamento continuo nel giro di pochi mesi!
Questo serva da lezione a chi dice che Roma è una città immobile.


In queste condizioni forse, anche Banksy avrebbe difficoltà a trovare spazio per le sue opere...
http://www.banksy.co.uk/index.html


Un peccato no?




08 maggio 2012

un piano per le città

La proposta lanciata ufficialmente circa un mese fa dall'ANCE in un convegno a Roma e rilanciata a Milano il 20 e 21 aprile, sembra diventare sempre più reale. 
Secondo alcune agenzie di qualche giorno fa il presidente Buzzetti, dopo un incontro con il vice-ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Mario Ciaccia, ha confermato che il Piano si farà e in tempi brevissimi.
Del resto lo stesso Ministro Corrado Passera nel suo intervento a Roma, aveva definito quella dei costruttori una super idea, promettendo di abbozzare già una proposta entro l'estate. 



Sembra incredibile vedere insieme in questa iniziativa i costruttori dell'ANCE, padroni di casa nel bell'auditorium di Via Guattani, gli architetti attraverso il CNA e gli ambientalisti di Legambiente
Il fatto poi che siano stati proprio i costruttori ad organizzare e ospitare una giornata di studi in cui si parla di città, qualità della vita, riqualificazione urbana ed energetica, attraverso un lavoro di squadra è una notizia bomba!
Si è partiti dallo studio del Censis, illustrato da Sampaolo, che ha puntato l'attenzione sulla città, oggi di nuovo al centro del dibattito, con i problemi della sostenibiltà energetica e la grande ribalta dei temi della qualità della vita. 
Nelle classifiche mondiali stilate annualmente da vari organismi internazionali e riviste, aggiungo io, le città italiane sono clamorosamente assenti dalle prime posizioni e pagano così un prezzo altissimo dovuto alla mancanza di una vera politica coordinata per la città.
La realtà italiana è fortemente caratterizzata dalla proprietà privata molto diffusa delle residenze e da un'espansione dei territori urbanizzati che, a causa di forti carenze nei sistemi della mobilità pubblica, ha aumentato a dismisura l'utilizzo dell'auto (75% degli spostamenti).
Il presidente del Censis De Rita ha parlato di fine di un ciclo economico e sociale, legato all'individualismo e al culto della proprietà, che deve lasciare il posto ad un nuovo "fare sistema".
Buzzetti, presidente dell'ANCE, ha sottolineato che il 70% del patrimonio edilizio ha più di 50 anni e ha bisogno di essere riqualificato, senza portare altro consumo di suolo. 
L'idea è quella di un Contratto di Riqualificazione condivisa tra proprietà, amministrazione, progettisti e costruttori. 
Del Rio, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell'ANCI ha ribadito la disponibilità dei Comuni a lavorare per i processi di trasformazione urbana, criticando la mentalità centralista dello Stato, che da un lato spende con leggerezza e dall'altro taglia i contributi ai Comuni.
Franco, Banca d'Italia, ha parlato del ritardo economico rispetto alla Germania, dovuto soprattutto al settore delle costruzioni, dove per ogni euro di spesa se ne generano 1,46 in termini di PIL.
Karrer ha proposto un Piano Urbano delle Costruzioni e dell'Architettura, lamentando la totale mancanza di politiche economiche di ampio respiro per le città sin dagli anni '70. Politiche centrali per soluzioni locali, dicono gli americani. Meglio lavorare per settori funzionali che per ambiti geografici, ma l'amministrazione pubblica deve tenere sempre il timone nelle operazioni di partenariato e fare le scelte strategiche a monte.
Zanchini di Legambiente ha evidenziato i troppi vincoli per gli interventi sul patrimonio esistente, la mancanza di un organismo forte che si occupi di città e edilizia pubblica e il ritardo infrastrutturale nei trasporti pubblici, dovuto allo squilibrio negli investimenti (70% su strade e autostrade, 15% sulle metropolitane).

26 aprile 2012

piazza san silvestro

Piazza San Silvestro si trova nel cuore di Roma, a 5 minuti a piedi da Fontana di Trevi e da Piazza di Spagna, a un passo da Montecitorio, dalla bella e rinnovata Galleria Alberto Sordi (ex Galleria Colonna, abbandonata al degrado per anni e si stenta a crederlo...) e dall'ex edificio della Rinascente (oggi Zara sigh!) di Giulio De Angelis.


Proprio grazie a questa invidiabile posizione, da molti anni era divenuto un grande capolinea di autobus e quindi un punto di riferimento importante per la città. 
Una delle principali critiche mosse all'intervento è quella di aver eliminato un nodo di scambio importante del trasporto pubblico senza un piano alternativo. La sensazione è che siano stati allungati i percorsi degli autobus e non sembra proprio una grande idea, vista l'efficienza dei mezzi romani. La fermata di Largo Chigi è molto carica e in un marciapiede piuttosto stretto (nella foto sopra a destra), si contano più di dieci autobus e vi lascio immaginare l'affollamento e la difficoltà nel salire sul "proprio" quando è dietro ad altri due o tre. Insomma il trasporto pubblico non sembra funzionare meglio di prima. Perchè cambiare allora? Non era meglio sistemare la piazza-capolinea rinnovandola e ordinandola, concedendo più spazio ai pedoni, introducendo sistemi di informazione più contemporanei e trasformandola in un grande snodo del trasporto pubblico moderno, magari con un occhio alla sostenibilità energetica? Esagerato!!!!

La vicenda è stata anche viziata da una procedura piuttosto strana. Il sindaco Alemanno non ha gradito il progetto e ha chiesto all'architetto Portoghesi (chi glielo ha fatto fare, caro professore...) di intervenire per ridisegnare la piazza e "romanizzarla". Si è trattato in pratica di una consulenza progettuale gratutita per un appalto pubblico, che ha provocato le polemiche di molti architetti e, a opera conclusa, una lettera con richiesta di chiarimenti dall'Ordine degli Architetti di Roma all'Amministrazione Capitolina. 
Non è certo l'unico esempio di procedura poco ortodossa in edilizia, visto che siamo tanto pieni di leggi e regolamenti quanto di persone geniali che trovano il modo di aggirarle. 


Tornando alla nuova piazza, inaugurata a fine marzo, consideriamo che si tratta comunque di un grande spazio pedonale per la città e i suoi numerosissimi turisti.
La piazza è piuttosto grande, più di 6000mq ed è stata divisa in due zone, separate da un percorso centrale, secondo uno schema apparentemente estraneo alla piazza e alla sua storia.
L'idea è quella di creare due geometrie piuttosto diverse, attraverso il disegno delle sedute, per due spazi di uguale natura, privi però di qualche elemento di riferimento
Le sedute in pietra sono solide e ben rifinite ed è evidente la loro romanità nel tocco di Portoghesi (sembrano restaurate più che nuove...), ma il centro degli spazi è vuoto. Perfettamente in linea con la storia per lo stile degli accessori, ma allo stesso tempo avulsa nella natura della piazza, così lontana da quelle romane, diverse si tra loro, ma sempre caratterizzate da almeno un punto di riferimento forte. Qui vediamo solo dei lampioncini e un gran numero di cestini, quelli belli dal design classico-moderno... Francamente il profilo in stile romano delle sedute e i sanpietrini a terra sono un po' poco per una vetrina così importante.
Per non parlare della totale mancanza di acqua (la città delle fontanelle!!) e di ombra in una città che, per almeno due mesi all'anno, raggiunge costantemente temperature di 30 gradi.


Un altro fatto curioso è la mancanza quasi totale di un rapporto tra gli edifici e la piazza. Se si esclude un bar e la posta, i piani terra sono occupati da attività chiuse al pubblico o comunque poco frequentate. Trovandosi però, come detto, in una zona a forte vocazione commerciale, potrebbe essere facile attirare nuovi investimenti e nuove attività compatibili con la piazza, che negli ultimi anni stava soffrendo molto il suo isolamento dovuto alla presenza dei capolinea. 

20 aprile 2012

american academy in rome

english text below

L’Accademia Americana di Roma, insieme al CONI, ha organizzato qualche giorno fa una giornata di studi intitolata "Luigi Moretti Al Foro Mussolini (poi Italico)".  
Architetto capo del Foro italico dal 1933, successe a Enrico del Debbio che lo era stato dal 1927, e per otto anni fino al 1941, Moretti ha lavorato a tutte le scale per completare questo importante complesso sportivo, realizzando la famosissima e bellissima Casa delle Armi o Accademia della Scherma, oggi molto degradata e in restauro come futuro Museo dello Sport, la palestra del Duce (nella foto sopra la scala) e il Piazzale dell’Impero (!).


Luigi Moretti e il Foro Italico sono senza dubbio tra le cose migliori che abbia prodotto la città di Roma in epoca moderna. Probabilmente è l’architetto italiano più completo e di talento del XX secolo; non a caso il MAXXI Architettura ha aperto nel 2010 con una mostra dedicata a Moretti e continuano a uscire studi e monografie su di lui. Esistono due archivi molto importanti: uno presso l’Archivio Centrale dello Stato, l’altro proprietà dell’architetto Tommaso Magnifico, suo nipote. Da alcuni anni insomma assistiamo a una riscoperta dell’architetto, accompagnata da molte voci polemiche, soprattutto nei confronti del MAXXI e dell'esposizione. Io trovo che, a parte le incompletezze o gli errori che tutti possiamo commettere, va dato il merito agli organizzatori di aver contribuito a far conoscere meglio al grande pubblico, un architetto piuttosto snobbato per molti anni dalla cultura ufficiale e dall’Università, almeno fino a ieri. Sarei curioso di sapere dov’erano tutti questi scandalizzati ammiratori di Moretti, quando nelle facoltà di Architettura si prendevano come modelli per la progettazione Rossi, Botta, Ungers, Stirling e compagnia e non mi risulta che Roma fosse piena di esposizioni su di lui.

Ha costruito molto a Roma, la sua città, ma anche a Milano, a Montreal e a Washington.
Ha lavorato durante e per il Fascismo, è sua la ex GIL a Trastevere recentemente restaurata e restituita alla città, ma dopo anche per lo Stato in occasione delle Olimpiadi del 1960, realizzando il Villaggio Olimpico e poi il quartiere di Decima. Molti sono stati poi gli incarichi privati, dalle palazzine romane alle ville a Santa Marinella, fino alle terme di Fiuggi.
Ha fondato e diretto una rivista Spazio, occupandosi di Arte e Architettura.


Il suo lavoro è stato sempre a stretto contatto con gli artisti, fra tutti Gino Severini e Achille Capizzano. Sono intervenuti a testimoniarlo i figli dei due artisti, Romana Severini Brunori e Giuseppe Capizzano. Severini viveva a Parigi e lavorava poco in Italia, ma con Moretti ha sempre mantenuto i contatti, collaborando spesso anche con la rivista e firmando la palestra del Duce. Il figlio di Capizzano, rimasto orfano del padre a 14 anni, al quale Moretti ha pagato gli studi e fatto da testimone al matrimonio, ha raccontato della stretta collaborazione tra i due, sempre intenti a disegnare e dello studio a Via Panisperna, insieme a Mafai e ad altri artisti romani dell'epoca.

Ha amato molto la vita, a quanto dicono quelli che lo definiscono un “gaudente” e come ci racconta Portoghesi nel suo bel libro sugli architetti del Novecento: Moretti era decisamente obeso. Poi aggiunge: Non tutta la ricchezza e la complessità del personaggio appare nella sua opera di architetto; lo distoglieva dal pieno impegno nella professione la passione per la vita...

Il sogno americano? Forse fare il borsista all’Accademia di Roma. Sei al Gianicolo, a due passi da Piazza Garibaldi e da San Pietro in Montorio, con i loro splendidi panorami sulla città. 
Con qualche passo in più arrivi anche a Trastevere e se proprio non hai voglia di camminare, c’è un gran bel giardino privato sul retro. Se siete curiosi tenete d’occhio il sito, perché a fine maggio aprono al pubblico gli studi dei borsisti.



english version 


The American Academy in Rome, along with CONI, the Olympic Italian Committee, has organized a study day entitled "Luigi Moretti Al Foro Mussolini (poi Italico)" a few days ago.
Chief architect of the Foro Italico since 1933, standing in for Enrico del Debbio, who had been in charge since 1927, Moretti has been working for eight years until 1941 at all the scales to complete this important sports complex, producing the famous and beautiful Casa delle Armi or Accademia della Scherma, today highly degraded and undergoing renovations to become the Museum of Sport, The gym for the Dux and the Empire Square (!).

Luigi Moretti and the Foro Italico are undoubtedly among the best things that the city of Rome produced in modern times. Probably he’s the most complete and talented Italian architect of the twentieth century;  not surprisingly MAXXI Architecture opened in 2010 with an exhibition dedicated to Moretti and studies and monographs on him continue to go out. There are two very important files: one at the Central State Archive, the other properties of the architect Thomas Magnificent, his nephew. For a few short years we are witnessing a rediscovery of the architect, accompanied by many polemics voices, especially against the MAXXI and his exhibition. I think that, apart from the incompleteness or errors that we all can make, it was greatly to his credit that he contributed to make known to the general public, an architect for many years shunned by the official culture and the university, at least until yesterday. I wonder where all these outraged fans of Moretti were, when in the Faculty of Architecture people were taking as models for designing Rossi, Botta, Ungers, Stirling and company and I am not aware that Rome was filled with exhibits on him.

He built a lot in Rome, his city, but as well in Milan, Montreal and Washington. He worked during and for fascism, he’s the designer of the ex GIL in Trastevere recently restored and returned to the city, but later also for the State during the 1960 Olympic Games, carrying the Villaggio Olimpico and Decima district. He had many private commitions, from Roman palazzinas (block of flats) to villas in Santa Marinella, until the main entrance to the baths of Fiuggi. He founded and edited a magazine called Spazio, focusing both on Art and Architecture.

His work was always in close contact with the artists, most of all Gino Severini and Achille Capizzano. Romana Severini Brunori e Giuseppe Capizzano, the sons of the two artists, came to give testimony of that. Severini has been living in Paris and he worked not too much in Italy, but with Moretti has always kept in touch, often collaborating with the magazine and signing the gym of the Duce. The son of Capizzano, left fatherless at age 14, to which Moretti has paid his studies and made by a witness at the wedding, told about the close collaboration between them, always busy drawing and about Via Panisperna practise, along with Mafai and other Roman artists of that time.

He loved a lot life, say those who call him a "pleasure-seeker" and the architect Paolo Portughesi tells us in his beautiful book on the architects of the twentieth century: Moretti was very obese. He adds: Not all the richness and complexity of the character appears in his work of architect; passion for life distracted him from full engagement in the profession...

The American Dream? Perhaps is to have a scholarship in the Academy of Rome. You’re in the heart of Gianicolo, very close to Piazza Garibaldi and San Pietro in Montorio, with their splendid views over the city.
With a few more steps you can also reach Trastevere and if you do not feel like walking, you have a very beatiful rear garden. If you're curious, keep an eye on the site, because at the end of May they open to the public the studios.

13 aprile 2012

Troppo e troppo poco


E' il titolo di un pezzo estremamente interessante scritto da Massimo Carmassi, architetto tra i più interessanti della scena italiana, come presentazione dell'Almanacco di Casabella del 1998/99 dei giovani architetti italiani, a cura di Marco Mulazzani.
Electa ha pubblicato nel 2006 la raccolta di tutti gli almanacchi a partire dal 1997/98.
L'analisi, anche se molto appassionata, è di una lucidità sorprendente e ho cercato di riassumere qui di seguito le parti a mio avviso più rilevanti.

Negli ultimi due anni sono state prodotte molte antologie e compendi di architetture e architetti che sembrano voler fare un bilancio di fine secolo…
…l’aspirazione allo straordinario delle più celebri architetture contemporanee ci pare del tutto comprensibile…
...il successo delle grandi opere sembra avere costituito l’alibi per la proliferazione di una infinita serie di architetture “originali” di modesta o pessima qualità, comunque pubblicate da riviste dello stesso livello…
…E’ evidente d’altra parte che se una certa stabilità tipologica e tecnologica ha consentito in passato di raggiungere risultati accettabili in termini di compatibilità urbana anche nella produzione di livello medio basso (poiché era più facile nascondere imprecisioni e inadeguatezze stilistiche), nel caso delle architetture “originali” di cui s’è detto, la difficoltà di dominare linguaggi e tecniche produce spesso edifici indecenti, maleducati, insopportabili, la cui realizzazione non può essere spiegata se non attraverso una collettiva perdita di senso e di responsabilità…
…da molto tempo in Italia non si vedono opere di qualità eccelsa… Prevale, anche nelle opere più importanti, una certa approssimazione sia compositiva che esecutiva, spesso attribuita alla inadeguatezza delle imprese e alla farraginosità della burocrazia. ..
…sembra essersi persa in Italia la consapevolezza della difficoltà del progettare e del costruire, della concentrazione e dedizione necessarie per garantire il risultato ad ogni costo. Forse la ricerca del lavoro in Italia richiede troppe presenze ai convegni, troppi scritti, la mezzadria con altri mestieri che sottraggono energie e tempo preziosi al compito principale dell’architetto…
…A me pare che prevalga un certo atteggiamento ad accontentarsi. La critica non è molto “cattiva”, ogni prodotto, anche assai mediocre, ha la speranza di essere pubblicato senza osservazioni…
…in Italia si sono costruiti negli ultimi anni interi quartieri residenziali, ospedali, pezzi veri e propri di città, tra i quali si distinguerebbero a mala pena quelli prodotti dalle burocrazie, ancorché dirette da architetti, da quelli progettati da famosi professori, che scrivono con piglio profetico di bellezza sui giornali e si dichiarano acerrimi nemici della bruttezza delle periferie… Troppo facile parlar male dell’hotel Fuenti e troppo demagogico sponsorizzare la demolizione delle “Vele” di Napoli. Le società di ingegneria si sono predisposte infine a garantire la bruttezza degli ospedali e dei servizi più importanti e l’infelicità degli utenti fino ad un lontanissimo futuro senza che qualcuno abbia la forza e la voglia di opporsi realmente…
… Io credo che si possa soddisfare la nostra esigenza di bellezza senza lasciarsi trascinare dalle sirene dell’originalità effimera e dello spettacolo. Qualche bella casa non potrà risolvere il problema della riqualificazione delle coste adriatiche o calabresi; la ricerca di un’eccessiva originalità non potrà che aggravarlo. Cionondimeno non potremo sottrarci al compito di costruire buoni edifici, semplici come quelli per secoli hanno contribuito a determinare la qualità del nostro paesaggio, neutrali, robusti, comodi, abitabili, seri... 
(Massimo Carmassi - Troppo e troppo poco: la difficoltà del costruire in Italia - 1998/99)




12 aprile 2012

ospite di archiwatch

L'architetto e professore Giorgio Muratore, attento osservatore della contemporaneità, mi ha gentilemente "ospitato" nel suo vivace e vulcanico blog Archiwatch, uno dei luoghi di informazione e confronto più interessanti della scena architettonica digitale, con un occhio particolarmente attento alla realtà romana e meno alle architetture da copertina. 
Professore di Storia dell'arte e dell'architettura contemporanea a valle Giulia (era ora che unissero le due discipline, sono anni e anni che non si parlano...), autore di una delle guide di architettura di Roma più conosciute, laureato con Zevi, è considerato uno dei principali esperti del Novecento e viene invitato sempre quando si parla di architettura del XX seecolo.

Chissà cosa ne pensa del mio Architettura del Novecento: http://dovelarchitetturaitaliana.blogspot.it/2011/11/architettura-del-novecento.html


Non ho potuto resistere alla tentazione del commento, di fronte al titolo del post Nuova architettura pubblica italiana, con la foto di questo pregevole edificio contemporaneo di recente realizzazione nella nostra città: http://archiwatch.wordpress.com/2012/04/10/nuova-architettura-pubblica-italiana/

Mi sembrava proprio la cornice perfetta del mio blog, la causa scatenante di tutto questo.
Quando poi il titolo si è trasformato in L'architettura è lo specchio della società (geniale!) http://archiwatch.wordpress.com/2012/04/11/larchitettura-e-lo-specchio-della-societa/
è stato inevitabile rilanciare con Gli scritti e le parole e quelle frasi così lucide e indovinate di Mies sull'architettura, che ho pubblicato di recente:
http://archiwatch.wordpress.com/2012/04/11/larchitettura/ 

05 aprile 2012

architetti e riforma Monti

Lo scorso 29 marzo il Consiglio Nazionale degli Architetti ha scritto al Presidente del Consiglio e al Governo una lettera di protesta nei confronti del disegno di legge sulla riforma del lavoro, in particolar modo per la parte riguardante l'obbligo per gli studi di assunzione dei collaboratori a partita iva che lavorino per loro almeno per sei mesi nel 75% del loro tempo. 
Il CNA sostiene infatti: "La struttura media degli studi di architettura italiani - assai piccola, tra due e quattro addetti - riesce ancora a reggere perché si basa sulla cooperazione in team tra titolari e collaboratori con un approccio culturalmente assai distante (????) dal rapporto datore di lavoro/dipendente."
Io aggiungo che in questo "approccio" non ci sono dubbi sul rapporto di collaborazione, a volte paritaria in ambito tecnico, ma dal punto di vista economico e imprenditoriale il titolare ha comunque l'esclusiva, fino a che non si instaura un vero rapporto di fiducia, che però rientra in un discorso "emotivo" e "familiare", che non può essere considerato ai fini di legge. 
Allora, conoscendo questa realtà, come si fa a sostenere con onestà una tesi di questo tipo, se non per difendere la parte privilegiata della categoria, permettendogli di sfruttare l'altra? 
Lo sostengono giustamente, in una lettera congiunta al CNA, il movimento Amate l'Architettura (http://www.amatelarchitettura.com/2012/03/basta-ingiustificata-precarieta-e-inammissibile-sfruttamento/) e il comitato Iva sei Partita (http://nuvola.corriere.it/2012/04/02/lettere-alla-nuvola-la-replica-dei-giovani-il-consiglio-degli-architetti-non-fornisce-dati-reali/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=lettere-alla-nuvola-la-replica-dei-giovani-il-consiglio-degli-architetti-non-fornisce-dati-reali), riprendendo le parole del presidente Napolitano: “Basta ingiustificata precarietà e inammissibile sfruttamento, le giovani generazioni, sulle quali grava già un debito pubblico che tende a diventare un fardello insopportabile, devono poter accedere al mercato del lavoro in modo che non siano penalizzate da ingiustificate precarietà o da forme inammissibili di sfruttamento”.
Il quadro è piuttosto complicato e non ci sono dubbi sul fatto che questa riforma metterebbe ulteriormente in ginocchio una categoria almeno in buona parte già in grande difficoltà (la disoccupazione degli architetti, secondo i dati Cresme, in tre anni è più che raddoppiata, passando dal 7,4% del 2008 al 16% del 2010), però ritengo sia più giusto ristrutturare in qualche modo il sistema degli studi di architettura, oggi in buona parte troppo deboli e disorganizzati, piuttosto che proseguire in una deriva di sfruttamento che genera sempre più malcontento e frustrazione, gettando le basi per la nascita di nuovi sfruttatori. Basta collegarsi a Archleaks, uno dei siti più cliccati degli ultimi giorni, per farsi un'idea di quello che succede negli studi di architettura già da molti anni: http://www.archleaks.com/
Si tratta di leggere cose piuttosto sgradevoli e non sono per nulla felice di "sponsorizzarlo", ma è una grande idea e fotografa purtroppo in maniera perfetta la nostra realtà.

29 marzo 2012

madrid, madrid, madrid

english text below

Aeroporto di Barajas T1-T2-T3 (quello di Rogers è il T4) – Opera. La Metropolitana, in 30 minuti circa, ci porta nel cuore di Madrid, tra la Puerta del Sol e il Palazzo Reale,14 fermate, 3 linee, attesa massima 3 minuti, treni puliti (alcuni nuovi) e niente scritte selvagge.
I trasporti su ferro sono fondamentali, soprattutto per una città con 3,3 milioni di abitanti e un’area metropolitana che ne conta 6,5. In Europa la superano solo Parigi, Londra e Mosca. 
Se la Puerta del Sol è il km0, la stazione di Atocha è il fulcro dell’Alta Velocità spagnola (AVE), inaugurata nel 1992 con la tratta Madrid-Siviglia (470 km in 2h50).
Oggi purtroppo Atocha è legata al terribile attentato dell’11 marzo 2004, di cui ospita il monumento commemorativo, molto suggestivo, ma poco visibile nei meandri della stazione della metropolitana e isolato al centro di una rotonda inondata di traffico.
La forza di Madrid è di essere una città grandiosa, ma a misura d’uomo, di essere pienamente contemporanea, mantenendo però le sue caratteristiche e tradizioni.
Nel centro storico, caratterizzato da un tessuto di vie piccole, spesso pedonali, si è scelto di mantenere viva la memoria del piccolo commercio, anche solo con la conservazione delle insegne originali, nei casi in cui il negozio è ormai cambiato.
A Lucca (bene!) hanno fatto la stessa cosa ed era sicuramente più facile, vista la dimensione.
A Roma invece non ci siamo riusciti e il passato recente è stato quasi sempre spazzato via con un colpo di spugna. Emblematico della differenza nel rispetto per l’antico e il moderno, ma anche del nostro vizio di ripartire sempre da zero, come se il passato fosse tutto sbagliato.

Roma ha una bellezza e una varietà storica, artistica e paesaggistica che forse Madrid si sogna, ma la capitale spagnola è piena di giovani, studenti e turisti di tutto il mondo, felici di una città sicura, pulita, piena di vita e organizzata, in cui ci si sposta facilmente, si spende poco in confronto alle altre capitali europee e si ha un’offerta culturale vivace e differenziata.

In un raggio piuttosto ristretto, percorribile tranquillamente a piedi, tra Atocha e il Paseo del Prado, troviamo la parte più importante dell’offerta culturale e artistica della città.
Il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, che ospita il “Guernica” di Picasso, ci accoglie quasi al tramonto. La struttura originale del XVIII secolo, già trasformata da Ospedale a Museo nel 1990 con gli scenografici ascensori vetrati in facciata, è stata ampliata nel 2005 su progetto di Jean Nouvel, che ha aggiunto tre volumi con altre zone espositive e il centro studi dotato di una biblioteca, uniti in copertura a formare una corte triangolare.
L’arrivo all’imbrunire sulla terrazza è emozionante, anche perché sull’intradosso rosso lucido e discontinuo della copertura si specchia la città. Anche qui, come nell’Istituto del Mondo Arabo a Parigi, si gioca con la trasparenza su più piani e con la frantumazione dello spazio.
Il Prado, una delle collezioni più ricche del mondo, con opere di spagnoli e non solo (non mancano gli italiani…) di tutte le epoche, ha subito nel 2007 un importante intervento di ampliamento classico-moderno, firmato dall’architetto Moneo. Concentrato nella parte posteriore dell’ala storica, comprende un nuovo ampio ingresso, dotato di tutti gli spazi necessari, con nuove funzioni (sala conferenze, libreria,  caffetteria, ristorante…) e di altre aree espositive, ottenute inglobando nel nuovo volume il chiostro della chiesa di San Geronimo, (quasi un rudere prima dell’intervento), smontato, restaurato e rimontato, attraverso un’interessante operazione di restauro, che ha avuto anche il merito di riqualificare tutta l’area circostante.
La Caixa Forum è una fondazione per l'arte contemporanea di una grande banca di Barcellona, realizzata nel 2008 su progetto di Herzog&De Meuron, che hanno ristrutturato e sopraelevato una centrale elettrica di inizio Novecento, realizzandovi accanto una facciata verde. 
L'ingresso un po' buio e spartano, viene ampiamente riscattato da un elegante corpo scala luminoso e scultoreo e da una caffetteria in copertura, con ampia visuale sulla città filtrata attraverso un prezioso "tessuto" metallico di facciata.
La Casa Encendida è invece lo spazio culturale polivalente e attivissimo della Caja Madrid, ricavato dall'ex Monte dei Pegni. Anche qui, a parte i numerosi e differenti spazi espositivi, è la terrazza la parte più interessante, con affaccio verso la città e verso la corte interna coperta.
Bisogna allontanarsi un po' dal centro per scoprire Conde Duque, spazio-laboratorio culturale ricavato, dal Comune di Madrid, nei quasi 60.000mq di un ex edificio militare in mattoni, organizzato su tre grandi cortili, inaugurato lo scorso anno, dopo grandi lavori di ristrutturazione. L'imponente ingresso all'enorme cortile centrale, si apre nei pressi di una piazzetta-salotto alberata, cuore di un tranquillo quartiere fatto di stradine strette e piccoli edifici residenziali.




English version

Barajas Airport T1-T2-T3 (T4 is by Rogers) - Opera. The Metro in 30 minutes, takes us into the heart of Madrid, between Puerta del Sol and the Royal Palace, 14 stops, 3 lines, maximum 3 minutes waiting, clean trains (some new) and no graffiti everywhere.
The public transport by rail is essential, especially for a city with 3.3 million inhabitants and 6.5 million metropolitan. In Europe just Paris, London and Moscow are bigger.
If Puerta del Sol is km0, Atocha station is the hub of Spanish high-speed (AVE), inaugurated in 1992 with Madrid-Seville (470 km in 2h50).
Unfortunately today Atocha is linked to the terrible attacks of 11 March 2004. It houses the memorial, very impressive, but hardly visible in the depths of the subway station and isolated in the middle of a roundabout flooded with traffic.
The strength of Madrid is to be a great city, but on a human scale, to be fully contemporary, retaining its own characteristics and traditions.
In the historical center, characterized by a tissue of small streets, often pedestrian, they chose to keep alive the memory of the small retail, even with the preservation of the original signs, where the shop is now changed and different from the original one.
In Lucca (​​good!) have done the same thing and it was definitely easier, given the size.
In Rome, we did not succeed and the recent past has been largely swept away with a clean slate. Emblematic of the difference in respect for the ancient and modern, but also of our habit of always start from scratch, as if the past were all wrong.

Rome has a beauty and a variety of history, art and landscape that perhaps Madrid can just dreams, but the Spanish capital is full of young people, students and tourists from all around the world. They like this city safe, clean, full of life and organized, where you can move easily. It's quite cheap if compared with other European capitals and has a vibrant and diverse cultural offer.
Within a short radius easily walkable, between Paseo del Prado and Atocha area, you can find the most important part of the cultural and artistic offer of Madrid.
The Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, which houses the "Guernica" by Picasso, welcomeds us almost at sunset. The original structure of the eighteenth century, already transformed by Hospital into Museum in 1990, with the scenic glass elevators in the facade, was expanded in 2005 by Jean Nouvel, who added three volumes with other display areas and a study center with a library, joined at roof level, to form a triangular courtyard.
The arrival on the panoramic terrace at dusk is exciting, because the shiny red and discontinuous bottom of the roof reflects the city. As in the Arab World Institute in Paris, architect plays with transparency across multiple levels and with the crushing space.
The Prado, one of the richest collections in the world, with works from not only Spanish artists (no lack of Italians ...) of all ages, was subjected to an important classic-modern extension in 2007 designed by Moneo. Concentrate on the rear wing history, includes a new entrance, with all the necessary spaces, with new features (conference room, library, cafeteria, restaurant ...) and other display areas, obtained by incorporating the new volume of the cloister church of San Geronimo, (almost a ruin before intervention), disassembled, reassembled and restored, through an interesting process of restoration, which redeveloped the surrounding area.
The Caixa Forum is a foundation for contemporary art of an important bank of Barcelona, built in 2008 and designed by Herzog & De Meuron, who have restored and raised a powerhouse of the early twentieth century, transforming the façade beside in a green wall.
The entrance, a little bit dark and basic, is fully redeemed by an elegant staircase bright and sculptural and by a café on the roof, with a wide view over the city filtered through a valuable "texture" metal on the façade.
Casa Encendida is the very active and multi-cultural space of Caja Madrid, got through renovation of the old pawnshop. Here as well, apart from the many different exhibition spaces, the panoramic terrace is the most interesting part, with views towards the city and into the indoor inner courtyard.
You must move a little bit away from the center to find out Conde Duque, cultural space- workshop  of the Municipality of Madrid in the nearly 60.000sqm of a former military brick building, arranged in three large courtyards, which opened last year, after great renovation works. The impressive entrance to the big central courtyard is close to a living-square lined with trees, heart of a quiet neighborhood with narrow streets and small apartment buildings.