19 febbraio 2015

villaggio olimpico



Il Villaggio Olimpico è un posto bellissimo, è un quartiere pieno di spazio, di alberi, di verde, è tranquillo, non c’è traffico, è vicino a poli culturali e di aggregazione come l’Auditorium e il MAXXI e al complesso del Foro Italico e non è lontano neppure da Piazza del Popolo

Veduta aerea del Villaggio Olimpico - fonte google maps

Probabilmente si contende con il Corviale il primato di quartiere residenziale moderno più famoso di Roma, anche se appartengono a epoche e zone molto diverse.

Forse in ambito romano rappresenta l’applicazione più rigorosa delle teorie urbanistiche del movimento moderno, il purismo delle forme architettoniche libere, in questo caso non bianche ma rivestite dal mattone giallo che romanizza Le Corbusier, Mies van der Rohe e Gropius, grazie al talento degli architetti italiani dell’epoca.

E pensare che furono chiamati a progettarlo Libera, Moretti, Monaco, Luccichenti e Cafiero

Planimetria con i disegni degli architetti - fonte archidiap
Se oggi dovessimo radunare architetti così bravi (per non parlare dei committenti!), probabilmente faremmo meglio a rinunciare in partenza, altrimenti saremmo costretti a chiamare portoghesi  e spagnoli, forse qualche inglese e svizzero, chissà un olandese se promette di non spingersi troppo in avanti...
Poi non bisogna mai dimenticare i committenti. I questo caso l'INCIS, l'Istituto Nazionale per le Case degli Impiegati dello Stato, che decise di realizzare un quartiere per ospitare gli atleti delle Olimpiadi, da trasformare poi in residenze appunto per gli impiegati dello Stato. 
Semplicemente geniale. 

Case a "croce" attribuite a Libera

Case a "croce" attribuite a Moretti
Chissà se per EXPO 2015, che è un evento molto diverso, non si poteva pensare ad un modello simile, progettando padiglioni riutilizzabili successivamente come residenze sociali. 
Probabilmente avrebbero anche dovuto rispondere a qualche regola architettonica...



Non sappiamo chi abbia preso le altre decisioni fondamentali sulla sistemazione generale e non risulta che ci sia stato tra i progettisti un architetto incaricato specificatamente del progetto urbanistico, anche se le grandi somiglianze con Decima, di poco successivo e sempre dell'INCIS, attribuito a Luigi Moretti, fanno pensare a una sua pesante influenza.
Sicuramente le scelte più fortunate sono state l'altezza misurata degli edifici, la forte presenza del verde, i volumi circolari dei corpi scala in copertura e il rivestimento in mattoni. Provate ad immaginare cosa potrebbe essere diventato oggi questo quartiere se non fossero stati utilizzati i belli e duraturi rivestimenti in mattoni.


Il cuore del Villaggio Olimpico
In effetti il Villaggio Olimpico rappresenta un caso piuttosto unico nel panorama romano e contiene nella sua storia almeno due paradossi.

Il primo è quello di essere stato per lungo tempo un luogo periferico e degradato pur trovandosi a pochi passi dal centro di Roma e dai Parioli e Corso Francia, cioè due tra i quartieri più ricchi della città. Prima che venisse completato l’Auditorium, se non ricordo male era il 2002, con il mercato immobiliare in espansione, potevano bastare 200.000 euro per acquistare un appartamento tipo con soggiorno e due camere da letto, più o meno la stessa cifra necessaria ad esempio per acquistare a Conca d’Oro e a Talenti, quartieri decisamente più periferici.
Dettagli del Villaggio Olimpico

Il secondo è di essere ancora oggi un quartiere poco vissuto, con poche persone in giro, pur essendo dotato di spazi pubblici sconfinati, tra piazze e aree verdi. Infatti a tutti gli ampi spazi esterni compresi tra gli edifici, bisogna aggiungere i piani terra quasi sempre svuotati, i cosiddetti pilotis tanto cari a Le Corbusier che li teorizzò negli anni venti e che qui troviamo praticamente in tutto l’intervento, quasi come elemento unificatore. La loro applicazione permette, secondo le idee espresse da LC nei famosi 5 punti e riprese da moltissimi architetti negli anni successivi anche recenti, la libera circolazione delle persone e la permeabilità visiva a livello del piano terra. Il principio in sé potrebbe essere anche interessante, ma oggi possiamo vederne soprattutto gli effetti negativi, come ho già avuto modo di scrivere in Le Corbusier e i pilotis. Nel caso del Villaggio Olimpico, e non solo in questo, risulta piuttosto evidente come le persone non provino un particolare piacere nel passeggiare sotto gli edifici, soprattutto perché quelle zone sono buie e prive di cose interessanti, se non sono occupate dalle auto e dalle moto in sosta.

I pilotis del Villaggio Olimpico


Proprio a proposito dei piani terra, non posso fare a meno di pensare a che quartiere meraviglioso potrebbe diventare se lo spazio dei pilotis fosse restituito alla vita del quartiere e integrato in un progetto serio e meditato di riutilizzo del suolo alla scala umana. Provate ad immaginare se alla base degli edifici ci fossero degli appartamenti con giardino e delle attività commerciali, senza escludere attraversamenti delle linee e permeabilità visiva, e se tutte le strade interne, ripavimentate con materiali durevoli che riducano velocità e rumore, diventassero a traffico locale, con preferenza per le biciclette e i pedoni. Sono sicuro che rinascerebbe e l’operazione potrebbe anche avere delle solide basi economiche, sia grazie agli incrementi di cubatura residenziale e commerciale, che alle questioni energetiche. Il piano terra libero infatti, oltre ad essere funzionalmente inutile, a parte per il parcheggio che però lo deturpa, costituisce anche un fattore non indifferente di dispersione termica per l'edificio. Aggiungiamoci anche il fatto che tutta la parte al di sotto del viadotto di Corso Francia potrebbe molto facilmente e senza grandi costi diventare un parcheggio schermato dal verde e liberare molte aree dalle auto in sosta.


Edifici in linea a formare la corte quadrata
Il Villaggio Olimpico potrebbe veramente diventare un esempio internazionale, ma forse non dovrebbe trovarsi in Italia e soprattutto a Roma.