21 gennaio 2013

Bibliotheca Hertziana

Pochi giorni fa è stato inaugurato un nuovo edificio nel cuore di Roma a due passi da Piazza di Spagna, la biblioteca Hertziana, parte degli istituti della Società Max Planck del settore delle scienze umanistiche e sociali, firmata dall'architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg, vincitore nel lontano 1995 di un concorso internazionale bandito dalla società tedesca con l'appoggio del Comune di Roma, guidato all'epoca dal sindaco Rutelli, che oggi rivendica la scelta. 

I lavori sono stati lunghi e complicati e sono durati ben dieci anni, soprattutto a causa dei ritrovamenti archeologici, che oltre a comportare un rallentamento del cantiere, hanno costretto ad adottare una particolare soluzione strutturale a ponte che evitasse qualsiasi peso diretto dell'edificio sull'area archeologica. L'interno, completamente svuotato per problemi relativi all'antincendio, si sviluppa intorno ad un "pozzo" vetrato, che porta la luce naturale dalla copertura fino in basso.
Il progetto di recuperare quest'area, che corrisponde al giardino del Palazzo Zuccari, esige, in primo luogo, una speciale attenzione alle radici fisiche di questo luogo carico di storia. Sarebbe difficile non agire ascoltando il "genius loci" che tenterebbe sempre di apparire, in trasparenza... (Navarro Baldeweg - Logos 2001)  
Vista l'importanza dell'opera, dovuta sia alla notevole fama del progettista che alla localizzazione molto centrale, la rassegna stampa del sito sulla nuova biblioteca è piuttosto nutrita.


L'aspetto probabilmente più interessante però, è quello del suo inserimento nella città e nel "paesaggio" costruito che lo circonda. Vedendo per la prima volta la foto dell'esterno rinnovato in bianco e grigio, avvertivo una strana sensazione. Grazie come al solito al contributo di archiwatch e dei suoi lettori, è risultato evidente cos'era che non andava; in realtà la facciata è elegante, ben costruita e proporzionata e si allinea quasi perfettamente con le altre, le finestre e i marcapiano ecc..., ma i colori non sono molto romani e soprattutto non sono stati usati per l'edilizia residenziale e la strana sensazione quindi era quella di trovarsi come davanti ad un fotomontaggio, ad un elemento estraneo inserito nel "paesaggio" romano. 

Le foto e il sopralluogo hanno confermato questa impressione e anche se Via Gregoriana, come molte altre strade del centro di Roma, non presenta caratteri edilizi e colori particolarmente marcati, vi ritroviamo quelle tipiche tinte calde piuttosto varie. 
Ad amplificare poi questa strana sensazione di lucentezza esagerata, concorre il vuoto che si trova proprio di fronte all'ingresso della biblioteca e permette all'intenso sole pomeridiano di illuminare in pieno la facciata.