5 luglio 2013

architettura portoghese

Vorrei condividere alcuni spunti nati grazie a scambi di opinioni, avuti sia in pubblico che in privato, sui temi sollevati dal post stessi progettisti, risultati diversi e più in generale dalla mia posizione piuttosto critica nei confronti dell'architettura italiana contemporanea.
Gli edifici di GSMM architetti sono stati solo lo spunto (forse non perfetto ma efficace), che cercavo da tempo per evidenziare una differenza culturale, che io considero un ritardo preoccupante dell'Italia, ma che naturalmente non si può ridurre solo all'uso del bianco o del colore, così come del cubo o di altre forme geometriche più complesse. 
Tempo fa nel mio gruppo di linkedin avevo lanciato una discussione Ancora minimalismo portoghese mediterraneo segnalando la chiesa di Sant'António e il Centro Sociale di S. Bartolomeu di João Luís Carrilho da Graça, progetto non trascendentale, ma che denota una capacità compositiva e una poetica architettonica difficilmente riducibili al solo discorso del bianco. 
Mi era stato risposto invece evidenziando la noia del bianco, del minimalismo, del tanto moderno e del fatto che il Portogallo e l'Italia (almeno alcune sue parti) non hanno niente in comune (!!). 


Curiosamente invece avevo scoperto l'architetto portoghese grazie ad un libro che raccoglie i dettagli delle architetture in vetro (!), in cui compariva giustamente il suo bel Teatro e Auditorium a Poitiers in Francia, in cui non troviamo l'uso tipico del bianco "portoghese", ma la stessa bravura e fiducia nella contemporaneità in un edificio che, attraverso un linguaggio misurato, si confronta coraggiosamente con la città.

Il dissenso si è concentrato soprattutto sulla noia del bianco o delle forme banali, così come sulla negatività data dall'uniformità di pensiero, di cui noi invece non soffriamo (!?).
Mi sembra che, per usare una metafora, ci si concentri sul mio dito, invece che sull'universo che sta indicando, quello cioè in cui noi architetti italiani ci muoviamo con enorme difficoltà. 

L'impressione è che in gran parte degli architetti italiani sia predominante la paura di essere considerati banali o troppo minimalisti e contemporanei e questo porta a progettare edifici che si fanno notare spesso soprattutto per la loro “maleducazione” e il loro “esibizionismo”.
Un’altra cosa che ho notato nei progetti portoghesi, ma ad esempio anche in quelli svizzeri, è la cultura del disegno, della composizione e l’uso del plastico di studio per il controllo della forma, che sembra ormai perduto nella nostra cultura architettonica, troppo fossilizzata sul rendering, fondamentale per controllare l’effetto pelle e i tanti (troppi) colori e materiali.


La storia dovrebbe insegnare, soprattutto a noi italiani così oppressi dalla sua forza, che l'architettura è sempre la sintesi della complessità esistente, mai la sua creazione.
Se proviamo a scorrere nella nostra mente gli edifici e gli spazi più belli delle nostre città, sarà molto difficile trovarne qualcuno che ha qualcosa di troppo o di difficile da giustificare.

Preferirei sicuramente fare una rassegna dell'architettura italiana (magari anche realizzata da me...), piuttosto che di quella portoghese, ma quello che offre il "paesaggio" architettonico italiano, anche sforzandosi come faccio io da molti mesi, rende il compito molto arduo.
Mi risparmierò comunque una carrellata di tutti i progetti portoghesi di qualità che derivano da una scuola ormai ben collaudata, capeggiata dai due Pritzker Prize Alvaro Siza ed Eduardo Souto de Moura, limitandomi solo ad un paio di esempi, che secondo me sarebbe opportuno studiare.


Siamo sicuri che l'italia e il Portogallo abbiano poche cose in comune dal punto di vista della cultura architettonica, del paesaggio e dei colori?