8 febbraio 2016

piazza del parlamento

Nel maggio del 2015 la rivista dell'ordine degli Architetti di Roma ha pubblicato degli articoli con il giustissimo intento di puntare i riflettori sul concorso svoltosi nel 1966 per i nuovi uffici della Camera dei Deputati in piazza del Parlamento a Roma.


L'area oggetto del concorso del 1966 come si presenta oggi
Si è trattato di un concorso storico, la cui importanza è stata amplificata da un libretto scritto da Tafuri, in cui lo storico e teorico prendeva spunto dai progetti, tutti italiani su richiesta del bando, per tracciare un bilancio dell'architettura italiana dell'epoca.
Premessa del libro di Manfredo Tafuri
Forse se fosse ancora vivo Manfredo Tafuri potrebbe fare due constatazioni fondamentali rispetto alla sua premessa sui concorsi di architettura: 
La prima è che di concorsi di architettura oggi ce ne sono sempre meno e spesso vengono usati dalle amministrazioni più a fini propagandistici che per avere progetti e realizzare interventi. Per quelli infatti c'è l'appalto integrato, che, oltre a non garantire la qualità della realizzazione, contribuisce a creare confusione nell'opinione pubblica tra il ruolo dell'architetto e quello dell'impresa realizzatrice. Alla luce di queste considerazioni l'epoca in cui scriveva la premessa (1968, il concorso risale al 1966) può essere vista quasi come un'età dell'oro per l'architettura e gli architetti, anche se stava già iniziando un lento declino.
La seconda è che il vero vincitore del concorso per la Camera dei Deputati, oltre all'incapacità dell'amministrazione pubblica, è stato Italo Insolera, e il suo "rifiuto dell'architettura" come scrive Tafuri. Rifiuto che poi si è esteso in generale a tutto il centro di Roma, in cui i vuoti urbani e le quinte cieche sono rimaste uguali nel tempo, probabilmente oggi "arricchite" solo da maggiore degrado e incapacità di gestione dello spazio pubblico.
 
Un tentativo di classificazione di Manfredo Tafuri

Il progetto di Italo Insolera per i nuovi uffici della Camera dei Deputati (ad esclusione della demolizione e ricostruzione di Piazza Augusto Imperatore) è stata di fatto la guida (consapevole?) per l'espansione degli uffici parlamentari in tutta l'area nei pressi di Montecitorio, trasformata oggi nella città diffusa della politica italiana e della sua rappresentazione.
Un'alternativa urbanistica - Tafuri sul progetto Insolera
Insolera: una proposta di ristrutturazione urbana

Progetto Insolera
I vincitori "morali" del concorso invece sono stati i gruppi Quaroni e Samonà, con due progetti che non esitiamo a catalogare fra i più importanti della produzione italiana (e non solo) degli ultimi dieci anni (Tafuri)


 
Progetto Gruppo Quaroni


Progetto Gruppo Samonà

Personalmente ritengo il progetto Quaroni di qualità superiore, sia per la configurazione dello spazio urbano nella scala e nella forma, che per la capacità di creare un ambiente urbano che richiama il paesaggio romano, fatto di scorci e di prospettive strette. Dimostra la capacità di vivere la modernità di forme e di materiali, adattandola al contesto romano, che Quaroni oltre a conoscere e studiare, era riuscito ad assorbire in maniera viscerale, come risulta evidente dalla lettura del suo splendido Immagine di Roma.

Arrivo da Via Campo Marzio

Tanto sentimentale e ambientato è il prgetto Quaroni, quanto irrispettoso (provocatorio?) del paesaggio urbano è il progetto Samonà, che infatti cita espressamente Le Corbusier, architetto notoriamente allergico alla strada corridoio, alla quinta urbana, all'attacco a terra, a tutti quegli elementi "architettonici" che caratterizzano lo splendore di Roma e la rendono un'opera d'arte a cielo aperto che vive della sua complessità, difficile da cogliere e riprodurre. 

Piazza del Parlamento e dintorni (google maps)
Indipendentemente dall'esito del concorso del 1966, che può comunque offrire ottimi spunti di ricerca,  mi sembra fondamentale intervenire per riqualificare un'area nel cuore del centro storico di Roma, che oggi è completamente esclusa dalla vita pubblica e offre uno spaccato piuttosto degradato della città, come una ferita aperta da risanare al più presto. 
Un insieme di elementi poco consoni al contesto del centro storico caratterizzano l'area: strutture temporanee a copertura del parcheggio, muretti con reti metalliche che lo proteggono dalla strada, fianchi ciechi e non rifiniti delle case retrostanti, transenne ordinarie che perimetrano il vuoto antistante e fanno da sponda alla inevitabile sosta irregolare. 


L'area del concorso oggi inaccessibile
Il fronte sulla piazza dell'area di concorso
Tale vuoto amplia ulteriormente la piazza del Parlamento, creata per liberare lo spazio davanti all'edificio "moderno" ad opera del Basile, già fuori dalla scala del tessuto circostante. Al di là della funzione importante rappresentata dall'edificio però, la piazza non è mai riuscita a configurarsi come uno spazio significativo per la vita della città e purtroppo, come accade in molti casi simili, viene occupata in ogni angolo utile dalle auto in sosta, che si comportano come un liquido alla ricerca continua di spazi dove confluire.
I muri ciechi che affacciano sull'area
Quindi anche non volendo costruire una volumetria come quella richiesta all'epoca del concorso, sarebbe comunque fondamentale ridisegnare la piazza dandole un significato spaziale e funzionale nuovo, che riprenda i caratteri del paesaggio urbano romano.
Anche solo creare un'ampia terrazza pedonale a copertura del parcheggio quindi ad una quota sopraelevata rispetto alla strada (come è oggi quella della copertura temporanea del parcheggio), che si estenda nell'area oggi transennata, delimitando lo spazio della piazza rappresentativa e trasformando le quinte in pareti verdi, rappresenterebbe un salto di qualità e restituirebbe alla vita un'importante porzione di città.