13 aprile 2012

Troppo e troppo poco


E' il titolo di un pezzo estremamente illuminante scritto da Massimo Carmassi, architetto tra i più interessanti della scena italiana, come presentazione dell'Almanacco di Casabella del 1998/99 dei giovani architetti italiani, a cura di Marco Mulazzani.
Electa ha pubblicato nel 2006 la raccolta di tutti gli almanacchi a partire dal 1997/98.

L'analisi, anche se molto appassionata, è di una lucidità sorprendente e ho cercato di riassumere qui di seguito le parti a mio avviso più rilevanti.

Negli ultimi due anni sono state prodotte molte antologie e compendi di architetture e architetti che sembrano voler fare un bilancio di fine secolo…
…l’aspirazione allo straordinario delle più celebri architetture contemporanee ci pare del tutto comprensibile…
...il successo delle grandi opere sembra avere costituito l’alibi per la proliferazione di una infinita serie di architetture “originali” di modesta o pessima qualità, comunque pubblicate da riviste dello stesso livello…
…E’ evidente d’altra parte che se una certa stabilità tipologica e tecnologica ha consentito in passato di raggiungere risultati accettabili in termini di compatibilità urbana anche nella produzione di livello medio basso (poiché era più facile nascondere imprecisioni e inadeguatezze stilistiche), nel caso delle architetture “originali” di cui s’è detto, la difficoltà di dominare linguaggi e tecniche produce spesso edifici indecenti, maleducati, insopportabili, la cui realizzazione non può essere spiegata se non attraverso una collettiva perdita di senso e di responsabilità…
…da molto tempo in Italia non si vedono opere di qualità eccelsa… Prevale, anche nelle opere più importanti, una certa approssimazione sia compositiva che esecutiva, spesso attribuita alla inadeguatezza delle imprese e alla farraginosità della burocrazia. ..
…sembra essersi persa in Italia la consapevolezza della difficoltà del progettare e del costruire, della concentrazione e dedizione necessarie per garantire il risultato ad ogni costo. Forse la ricerca del lavoro in Italia richiede troppe presenze ai convegni, troppi scritti, la mezzadria con altri mestieri che sottraggono energie e tempo preziosi al compito principale dell’architetto…
…A me pare che prevalga un certo atteggiamento ad accontentarsi. La critica non è molto “cattiva”, ogni prodotto, anche assai mediocre, ha la speranza di essere pubblicato senza osservazioni…
…in Italia si sono costruiti negli ultimi anni interi quartieri residenziali, ospedali, pezzi veri e propri di città, tra i quali si distinguerebbero a mala pena quelli prodotti dalle burocrazie, ancorché dirette da architetti, da quelli progettati da famosi professori, che scrivono con piglio profetico di bellezza sui giornali e si dichiarano acerrimi nemici della bruttezza delle periferie… Troppo facile parlar male dell’hotel Fuenti e troppo demagogico sponsorizzare la demolizione delle “Vele” di Napoli. Le società di ingegneria si sono predisposte infine a garantire la bruttezza degli ospedali e dei servizi più importanti e l’infelicità degli utenti fino ad un lontanissimo futuro senza che qualcuno abbia la forza e la voglia di opporsi realmente…
… Io credo che si possa soddisfare la nostra esigenza di bellezza senza lasciarsi trascinare dalle sirene dell’originalità effimera e dello spettacolo. Qualche bella casa non potrà risolvere il problema della riqualificazione delle coste adriatiche o calabresi; la ricerca di un’eccessiva originalità non potrà che aggravarlo. Cionondimeno non potremo sottrarci al compito di costruire buoni edifici, semplici come quelli per secoli hanno contribuito a determinare la qualità del nostro paesaggio, neutrali, robusti, comodi, abitabili, seri... 
(Massimo Carmassi - Troppo e troppo poco: la difficoltà del costruire in Italia - 1998/99)