23 maggio 2012

archleaks

Architecture behind the doors, l'architettura dietro le quinte.


A Regno Unito, Spagna e Italia, si sono aggiunti nel tempo Stati Uniti, Francia e Canada. 
Potrebbe essere un buon sistema per dirigere i flussi degli architetti. Oggi del resto siamo di fronte ad ondate migratorie impensabili fino a poco tempo fa. Gli architetti si spostano negli Emirati Arabi e in Cina, dove sono accompagnati ultimamente da allenatori e calciatori. Il Brasile è una delle economie emergenti, i famosi BRICS, ma sembrerebbe che sia il Cile il vero polo d'attrazione da quelle parti.

I geniali ideatori del sito evidentemente hanno capito subito che l'Italia era la più interessante e hanno agito di conseguenza, includendo da poco anche il Politecnico di Torino.
Ho dato un'occhiata alla nuova sezione dedicata al Canada ed è ancora scarna, pochi commenti, la maggior parte positivi, che parlano di ambienti di lavoro stimolanti. Che noia!!
Il blog, a partecipazione anonima, sta spopolando; la sezione Italia in particolare è piena di commenti poco piacevoli e sta provocando moltissime polemiche, oltre a denunce, ritiri, dichiarazioni e chi più ne ha, più ne metta.Un vespaio insomma.
Si è scomodato addirittura l'attivissimo presidente del CNA Leopoldo Freyre, per cercare di frenare in qualche modo questa deriva inarrestabile di svilimento del mondo della nostra professione:
Sono sicuro che ci saranno in alcuni intenti diffamatori, ma non avrei grossi dubbi nel ritenere attendibile la maggior parte dei commenti e l'immagine generale che ne consegue.
Purtroppo troviamo molte risposte alla mia domanda iniziale sull'architettura italiana, perchè la decadenza della professione e degli architetti si vede sia nel trattamento indecente riservato ai collaboratori, che nel loro modo scomposto e volgare di esprimere il proprio disappunto. 
Si evidenzia drammaticamente la crisi sociale ed economica di una professione che, per come è vissuta oggi in Italia, è veramente a rischio di estinzione, se non viene riformata profondamente. Siamo proprio sicuri di voler rinunciare ad una delle figure più importanti nella storia e nella cultura del nostro Paese?