22 luglio 2012

le corbusier e i pilotis

Chi non ha mai sentito parlare di Le Corbusier, uno degli architetti più famosi dell'epoca moderna, con le sue idee rivoluzionare sull'architettura e l'urbanistica?!
A proposito di lui si dice, per far arrabbiare i francesi: il più grande architetto moderno che hanno avuto i francesi era svizzero. Infatti è nato a La Chaux-de-Fonds, città svizzera nella regione del Giura a un passo dal confine con la Francia, ma poi è diventato francese.
Il suo Vers une architecture, pubblicato nel 1923, è considerato un po' il manifesto del Movimento Moderno e contiene molte delle sue idee su come l'architettura dovesse prendere spunto dagli altri settori della società e dell'economia e come dovesse influenzare anche la politica. Fu insomma un grande divulgatore di idee, forse il primo architetto "globale" e grazie a questa sua capacità è riuscito a costruire in varie parti del mondo, anticipando forse la figura che oggi chiamiamo "archistar", valida in tutti gli emisferi e per tutte le stagioni. 
La differenza sostanziale rispetto alle "archistar" di oggi però sta nel fatto che Le Corbusier è riuscito, con i suoi famosi 5 punti, Pilotis - Tetto-giardino - Pianta libera - Facciata libera - Finestra a nastro, a costruire un vero e proprio "manuale" del linguaggio architettonico contemporaneo, che quasi tutti gli architetti venuti dopo di lui hanno in qualche modo applicato.
Si è occupato anche molto di urbanistica, applicando le sue teorie all'abitare collettivo e sviluppando un'idea di città contemporanea organizzata in base alle diverse funzioni, in contrasto con la città tradizionale, quella della "rue corridor", con il suo miscuglio di funzioni. Paradossalmente oggi e negli ultimi anni, l'introduzione di funzioni diverse, insieme al tentativo di creare un tessuto sociale più diversificato, è considerato uno dei principali rimedi possibili ai disastri creati dai quartieri progettati e realizzati secondo le idee urbanistico-funzionali di Le Corbusier, confluite nella famosa Carta di Atene del 1933. 
Tra i suoi progetti urbanistici più folli e conosciuti c'era il Plan Voisin, che consisteva nel realizzare nel cuore di Parigi un sistema di grattacieli cruciformi organizzati su una griglia cartesiana, in contrasto con il tessuto tradizionale della città storica.
E' inutile oggi evidenziare i danni che avrebbe potuto provocare un progetto di questo tipo, ma bisogna sottolineare purtroppo che le sue idee folli sulla città e sul suo sviluppo, sono state applicate in maniera piuttosto diffusa in quasi tutti i quartieri pubblici realizzati in Europa nella seconda metà del Novecento. Oltre ai problemi legati alla monofunzionlità e alla diffusione del disagio sociale ed economico, i quartieri soffrono proprio a causa della loro organizazione e delle scelte urbanistiche ed edilizie fatte dai progettisti. 
Il fatto  di aver eliminato la strada e la piazza tradizionali e di aver utilizzato il sistema dei "pilotis", che liberano il piano terra, sollevando gli edifici dal terreno per la libera circolazione di mezzi e persone, ha contribuito in maniera decisiva al degrado dell'ambiente. 
Il distaccamento della costruzione dal terreno simboleggia proprio la sua estraneità alla città e al tessuto consolidato, accettabile nel caso di un edificio singolo, ma estremamente problematica per un quartiere che viene condannato in questo modo all'isolamento. 
La moltiplicazione di spazi "gallegianti" tra il pubblico e il privato, gestiti e tenuti male, in comunità affollate in cui lo spazio comune è di nessuno, contribuisce ad un degrado fisico e ambientale difficile da sanare, insieme ad una sensazione spiacevole di insicurezza e disagio nel muoversi in spazi male illuminati sia di giorno che di notte e frequentati da un numero molto elevato di persone che spesso neppure si conoscono.

Le teorie urbanistiche (esistono ancora?) più recenti tendono a individuare nella densificazione uno dei rimedi possibili per risolvere, almeno in parte, i problemi delle periferie. 
A piccola scala un lavoro attento sugli spazi comuni poco funzionali e circoscritti, in favore di una loro migliore utilizzazione, può contribuire ad instaurare un  rapporto più diretto con la città, ricreando quell'attacco a terra mai avuto, per funzioni abitative e non solo, che possano contribuire a creare un tessuto sociale ed economico diversificato nel quartiere.
A grande scala invece si tratta di reinserire questi tessuti estranei all'interno della città, cercando di creare discontinuità fisiche e funzionali in quei blocchi residenziali caratterizzati da geometrie estranee e fuori scala, senza però ricorrere a demolizioni totali impossibili e ingiuste, perchè non si può cancellare la storia urbana recente, soprattutto perchè è troppo difficile stabilire quale sia giusto cancellare e quale no.