30 luglio 2012

ludovico quaroni (1911-1987)

Domenica 22 luglio 2012 ricorreva il 25 anniversario della morte di Ludovico Quaroni, uno dei personaggi di spicco del mondo architettonico italiano del '900, soprattutto della scuola romana, tanto che oggi la Prima Facoltà di Architettura di Roma La Sapienza è intitolata proprio a lui. Devo ringraziare il blog Novarchitettura che, nella sua interessante rubrica "E' successo oggi", ce lo ha ricordato Sono passati 25 anni dalla scomparsa di Ludovico Quaroni

Per una curiosa coincidenza proprio quel giorno io scrivevo di un grande architetto come Le Corbusier, che anche se da lontano e senza contatti diretti, è stato il maestro di più di una generazione di architetti italiani e non solo, tra cui anche lo stesso Quaroni, che almeno agli inizi aveva abbracciato il razionalismo.
VO: Aveva avuto qualche problema con qualche docente?
LQ: Col Preside, Giovannoni, per il quale ho dovuto lasciar perdere un esame e sostituirlo con un altro progetto meno moderno.
VO: Aveva avuto dei contrasti appunto per la sua posizione?
LQ: Sì, oggi si direbbe per la mia posizione ideologica per l'architettura.

VO: Quale in particolare? [...]
LQ: Il progetto che aveva scandalizzato un po' la commissione era un progetto di carattere lecorbuseriano, con i pilotis, insomma un po' francese si potrebbe dire. Dobbiamo pensare che allora la Scuola di Roma già aveva questo preside che forse era un buono studioso dell'architettura antica ma non capiva assolutamente nulla di architettura moderna.
VO: Come si chiamava?
LQ: Gustavo Giovannoni. Lui si abbonava alle riviste moderne ma non le metteva a disposizione degli studenti, riviste straniere e italiane, neanche "Casabella" si poteva vedere. C'era una sorta di piccolo terrore al livello però solo di ideologia dell'architettura [...]. Io andai a fare il servizio militare tra il terzo e il quarto anno e poi quando tornai avevo perduto un anno e mezzo e cercai di affrettare un po' questo percorso...
Ho trovato in rete un'interessante intervista, da cui è estratto il brano qui sopra, fatta a Quaroni tra il 1983 e il 1984 da Valerio Ochetto, giornalista e scrittore, per raccogliere informazioni su Adriano Olivetti, su cui stava scrivendo una biografia: 
  
In occasione dell'anniversario ho pensato di coinvolgere il professor Muratore, sempre attento e disponibile, per sapere qualcosa in più da uno che sicuramente lo ha conosciuto e ne è uscita una piccola inedita testimonianza, con quello stile disincantato e colorito che lo contraddistingue LULU’ … UN MAESTRO? … UNO DEI MIEI MAESTRI …

Quelli della mia generazione non hanno conosciuto direttamente Quaroni e non lo hanno neppure studiato molto, visto che come dice lui stesso non ha realizzato molte cose.
VO: Lei lavorava fisso all’Istituto Nazionale [...]
LQ: No, no non ha mai avuto un luogo fisso. C’era un segretario e un dattilografo e basta. Però me ne sono occupato anche perché non avevo altro da fare. C’era tempo [...]
VO: Ma lei non aveva uno studio professionale?
LQ: Sì, ce lo avevo, ma non c’era nulla da fare. Be’, io ho avuto una vita sempre piuttosto strana, oggi sono abbastanza considerato in giro ma ho fatto pochissime cose. Un po’ perché mi sono occupato molto di università anche perché effettivamente la situazione dell’architettura è sempre molto legata alla politica e io sono solo stato legato alla politica di Adriano Olivetti praticamente. Sono stato iscritto due volte al Partito Socialista, una volta ho rinviato la tessera e l’altra volta non l’ho rinnovata.



La sua figura è molto legata a quella di Adriano Olivetti e all'INU, l'Istituto Nazionale di Urbanistica, ai tempi in prima linea nella politica della casa. Quaroni dice di lui:
LQ: Ora queste forse sono forme spicciole di genialità e poi può darsi che non venga da lui ma le abbia imparate dalle fabbriche americane. A me mi metteva in completa soggezione perché non si riusciva mai a capire cosa pensasse, cosa gli andasse bene e cosa no, era abbastanza caldo nell'affrontare i problemi, anzi molto caldo, ma era abbastanza freddo in fondo nei rapporti umani. Non era l'uomo della battuta sulle spalle. Aveva questi occhi molto chiari… Lui si è servito di me perché diceva che io conoscevo le persone, e quindi mi chiamò quando aveva bisogno di qualcuno e io in fondo gli ho trovato diverse persone. Ora quanto questo fosse stata una battuta non lo so. Ma non mi ha mai detto che opinione avesse di me in quanto urbanista o architetto. Ho sempre avuto la vaga impressione che come architetto non mi stimasse molto perché venivo poi dalla scuola razionalista mentre in quel periodo il razionalismo era un pochino in ribasso. E poi c'erano queste forme per cui lui mi utilizzava come testimone di nozze ma era un temperamento molto difficile[...].

La Fondazione Olivetti è in possesso di un Archivio Ludovico Quaroni, costituito da una ricca raccolta di disegni e documenti relativi all’attività dell’architetto, concentrata soprattutto nella progettazione ed esecuzione di interventi di tipo architettonico e urbanistico dal 1928 (con le prime esperienze da studente) al 1984.

L'intervista racconta una stagione particolare dell'urbanistica italiana:
VO: Adriano aveva una strategia sull'INU? Lo voleva vedere quasi [...] come uno strumento di forma della società, perché l'urbanistica per lui non era una scienza o una disciplina come le altre ma era “la” disciplina [...] nel pensiero di Adriano era quella che trasforma la società, è la leva che che trasforma la società [...].
LQ: Chiaro che questa società non si lascia trasformare [...]
VO: Nessuno come Adriano dà un importanza tale all'urbanista, quello che per gli altri può essere il politico , per altri il filosofo, per lui era l'urbanista [...].
LQ: L'urbanista era Adriano Olivetti […]. In fin dei conti quello che avrebbe voluto era trovare un grosso gruppo di urbanisti che fossero stati altrettanto profondi culturalmente in politica, nel Movimento Comunità quanto nella disciplina specifica. Ma non li ha trovati.

A proposito di Olivetti anche Luca Zevi, il curatore del Padiglione Italiano alla Biennale di Venezia, sembra intenzionato a occuparsi di lui e del suo importante impegno per l'urbanistica e l'architettura nel nostro Paese, che ancora oggi ricordiamo. Speriamo che ci siano altri Olivetti in giro pronti a farsi ricordare come lui anche dopo tanti anni.