18 aprile 2014

la casa delle armi al Foro italico

Ho approfittato della giornata FAI (grazie!!) di primavera, come moltissimi altri in attesa dell'ultimo ingresso, per visitare la Casa delle Armi di Luigi Moretti al Foro Italico.
Non è la prima volta che ne parlo, lo avevo già fatto in Architettura del Novecento, ma non può essere altrimenti vista l'importanza e la bellezza di questo edificio simbolo dell'architettura razionalista italiana, che per troppo tempo ormai è rimasto inaccessibile, dopo essere stato saccheggiato, stravolto e abbandonato


Immagini dall'archivio di Luigi Moretti dal 2000 parte dell'Archivio di Stato
E' sempre stato per me un punto di riferimento, già dai tempi dell'università tanto che in un esame di progettazione volevo a tutti i costi copiarlo, soprattutto riprendere la facciata disegnata dall'orizzontalità degli elementi in pietra e il professore (il migliore che ho incontrato!), che aveva almeno trent'anni più di me, mi guardava sorridendo come per dirmi che ero proprio fuori moda a copiare Moretti quando in giro c'erano Eisenmann, Gehry, Hadid, Holl, Nouvel ecc... Chissà cosa direbbe oggi che quasi ogni anno esce un libro su Moretti (e forse si sta esagerando) e c'è la folla in attesa per vedere la sua Casa delle Armi.
Io del resto sono stato capace, in piena epopea post-moderna in cui se si progettava un museo si doveva copiare Stirling, di rimanere in dubbio fino all'ultimo tra "copiare" Mies di Berlino o Le Corbusier di Tokio e alla fine ho scelto il primo per manifesta superiorità (!).

La Casa delle Armi oggi è stata parzialmente riportata all'origine, nel senso che è stata liberata alla vista rimuovendo le attrezzature di sicurezza per l'accesso all'aula aggiunte sul lato nord. Il restauro non è stato ancora completato e non si può non notare l'evidente stravolgimento creato dalla chiusura al piano terra dell'elegantissimo elemento di collegamento tra i due volumi principali.

L'edificio è talmente perfetto nelle sue linee da sembrare a prima vista e da lontano un plastico o, per essere più contemporanei, una visualizzazione al computer, ma quando ci si avvicina si coglie molto bene la sua materialità, è rivestito completamente in pietra, e la dimensione della facciata orizzontale, che da lontano sembra composta da fasce sottili di pietra, assume le giuste proporzioni.

Un'altra cosa che rende l'edificio ancora più bello e più astratto è la cornice "naturale" in cui è collocato con lo sfondo delle verdissime pendici di Monte Mario, talmente verdi che stando all'interno della grande sala della scherma e guardando attraverso le aperture a nord con la giusta prospettiva (che eviti il nuovo "catino" del tennis), sembra quasi di trovarsi in mezzo a un parco.


[…] Moretti compare sulla scena del Foro come progettista nel 1933 con alcuni progetti minori: ma é assai credibile che abbia in pectore - come ancora Plinio Marconi dice - anche questo grande progetto fin da quella data. Lo stesso Enrico Del Debbio, fino ad allora responsabile dei lavori del Foro, é sorpreso: ed é costretto a modificare la sua 'foresteria' dallo stravolgimento imposto alla scena dall'edificio di Moretti; più che di un solo edificio, la Casa delle Armi é infatti una sorta di trama costruita, e costituisce un caposaldo strategico. La grande Sala d'Armi e la più complessa costruzione polifunzionale che le si affianca con la testa ed una sorta di braccio alzato sospeso, sono edifici totalmente distinti, collegati solo stilisticamente; ma l'eccezionale enfasi attribuita da Moretti alla rete costruita di piattaforme e percorsi a più livelli suggerisce di cogliere le due terrazze di collegamento non nella loro esile fisicità, intenzionalmente accentuata da sagomature aerodinamiche. Le terrazze materializzano le quote d'uso principali, identiche, delle due parti funzionali: le alte piattaforme aeree, da cui si guarda il mondo. (Carlo Severati)

A conferma di quanto sia stato forte l'impatto dell'edificio di Moretti, basta vedere le immagini di com'era originariamente l'edificio delle Foresterie sud di Del Debbio, come ben documentato nella pubblicazione Enrico Del Debbio Architetto - La misura della modernità, da cui ho estratto le immagini, i testi in corsivo qui di seguito e le informazioni sull'edificio.  
Nel 1932 viene costruito solo l’edificio verso il fiume, con il linguaggio già utilizzato nell’Accademia di educazione fisica: un lungo corpo architettonico, basso e articolato, rivestito in intonaco rosso bruno con un sottile basamento e elementi architettonici in marmo bianco. 


Cinque anni dopo viene costruita la vicina Casa delle armi di Luigi Moretti, una composizione di due volumi puri ad L rivestiti completamente in marmo bianco.
Per restituire omogeneità all’insieme lo stesso Del Debbio progetta radicali modifiche al suo edificio, proponendone l’adeguamento sia nei volumi (con la sopraelevazione di un piano, la demolizione di una parte della testata, la semplificazione delle facciate) e nell’immagine esterna, con il completo rivestimento in marmo bianco.

 

A dire la verità guardando le foto originali a me sembra che la Foresteria fosse molto più bella e proporzionata nella versione originale più bassa, intonacata di color rosso bruno e con elementi in marmo bianco come l'edificio dell'Accademia di educazione fisica. 
Il rivestimento uniforme in marmo infatti l'ha un po' banalizzata, soprattutto nel confronto con il più elegante e proporzionato "vicino" e l'elevazione di un piano le ha negato quello slancio orizzontale che dava forza alla sua lunghezza. 
L'edificio resta comunque un altro bellissimo esempio di architettura razionalista, anche nella sua versione rivista e, come la vicina casa delle armi, privo di una adeguata funzione.