24 dicembre 2012

preferisco il Bauhaus alla Garbatella

[…] dovendo scegliere fra il localismo (il campanile) e l’internazionalità (Bauhaus e dintorni) ho sempre scelto la seconda […]
Questa frase di Pietro Barucci, che condensa in poche parole il senso della sua opera e del suo pensiero, è contenuta in un pezzo della sua grande fatica recente, "Scritti di architettura 1987-2012" , uscita proprio in occasione dei suoi 90 anni. Nel 2012 i 90 anni li ha compiuti anche un altro grande personaggio dell'architettura romana Lucio Passarelli, autore del bellissimo e famosissimo edificio di via Campania a Roma, e giustamente la Facoltà di architettura di Valle Giulia a Roma li ha festeggiati pochi giorni fa.


[…] Non appena eletto Sindaco, nel 1976, Argan dovette occuparsi di una grana concernente la realizzazione del quartiere Laurentino 38 (per 30/32 mila abitanti), di cui avevo diretto il gruppo di progettazione urbanistica […] L’idea fondante del progetto, cosi come quella di altri quartieri Iacp, nasceva sotto l’influsso dei recenti interventi di edilizia pubblica realizzati in Gran Bretagna e in Francia, che fra l’altro avevo visitato di recente […]

Ci racconta Barucci anche del "conflitto", più o meno manifesto, esistente in quegli anni tra la spinta innovatrice e internazionale dell'IACP (oggi ATER) e quella più conservatrice e tradizionalista del Comune di Roma, fondamentale a suo avviso per capire meglio i motivi della difficile vita di tutti quei quartieri.
[…] In antitesi a quel corso, si affermava una cultura locale di stampo più nostrano e dimesso, post-moderna, che guardava alle tradizioni dell’Icp romano, sostenuta dalla rivista «Controspazio» e dal numeroso gruppo di pressione culturale che faceva capo a Paolo Portoghesi […] Può essere considerato un primo segnale di quella avversione un articolo di Renato Nicolini, trentacinquenne Assessore alla Cultura nella Giunta Argan, apparso sul «Corriere della Sera» nel 1977 in coincidenza con i ritrovamenti archeologici al Laurentino, nel quale il giovane studioso protestava per il carattere insolito dei nuovi quartieri di edilizia popolare, così diversi dalle tradizioni dell’Icp di Sabbatini e di Quadrio Pirani […] una messa in scena, il cui fine era quello di screditare i quartieri moderni realizzati dall’Iacp processandone i responsabili: Fiorentino per Corviale, Passarelli per Vigne Nuove, Barucci per Laurentino, De Feo per Val Melaina, tutti presenti al banco degli imputati. La pubblica accusa, sostenuta da Portoghesi e fortemente ispirata dagli ambienti comunali, ebbe la meglio e, senza mezzi termini, in quell’aula fredda e solenne la condanna risuonò così: gli autori di quei progetti non sono stati all’altezza della situazione! […]
[…] Quartiere spartano (Tor Bella Monaca ndr) ma unitario nelle architetture, con modesto “effetto città” anche per i grandi spazi vuoti richiesti dagli standard urbanistici, condizionato dalla qualità dell’utenza, condannato al rapido degrado dalla dura realtà della inesistente gestione comunale. La solita musica, con il coro dei benpensanti scandalizzati per i disagi sociali. A cui, incredibilmente, si associa oggi lo stesso Comune, unico responsabile dei rovesci, che ne propone per bocca del Sindaco Alemanno, la totale demolizione […]

Il riferimento al mancato effetto città, evidente agli occhi di tutti, e alla normativa degli standard urbanistici, fa capire quanto i due aspetti siano legati tra di loro.

Invitato anni fa a Valle Giulia da Purini, arrabbiato per la sorte del "suo" Laurentino 38, diceva, non senza una punta amara di ironia: […] Arnoldo Foà, attore da me prediletto, invitato a non so quale festival, disse: “se avete invitato me è segno che vi siete ridotti proprio male!” Faccio mia la battuta; con tanti giovani leoni presenti su piazza, avreste potuto invitare Piano, Fuksas o une delle vedettes internazionali come Meier, la Hadid che, se invitati, verrebbero di corsa. Ma poi ho riflettuto che tutti questi tanto giovani non sono, e che in fin dei conti della costruzione della città ne sanno poco, se non per sentito dire. Hanno fatto solo bellissimi progetti elitari, complementari, come chiese, auditorium, musei, centri congressi, ma mai hanno fatto i conti con la costruzione della città, mestiere spinoso e ingrato che da anni è stato accantonato dalla cultura, dalla critica e dal potere. Alle attenzioni per il centro storico e al rifiuto delle atroci periferie è subentrato un cauto quanto dilatorio programma di risanamento dei quartieri più malandati, peraltro lesinando sulle risorse, ma di progetti importanti per il futuro, che affrontino alla radice il problema dei modelli di sviluppo, di come comportarsi nel costruire la città di domani senza pensare solo alle riviste patinate, non v’è traccia. […]

Parole importanti sulla città queste ultime di Barucci, per riflettere e capire che non basta dire "smart city" per affrontare i problemi urbani contemporanei.