5 maggio 2016

Christo, Porta Pinciana e Conca d'Oro

Probabilmente il modo migliore per iniziare questo post dal titolo così strano (solo per chi non segue ancora la pagina facebook di Dov'è l'architettura italiana?), è quello di spiegare il collegamento tra Christo, artista americano nato in Bulgaria, Porta Pinciana, ingresso alla città di Roma e a Via Veneto attraverso le Mura Aureliane e Conca d'Oro, fermata ed ex terminale della metro B1, importante nodo di scambio in zona Monte Sacro.

Porta Pinciana - Foto Massimo Piersanti da Christo and Jeanne-Claude
Il primo collegamento, quello tra Christo e Porta Pinciana è già evidente dalla foto qui sopra che mostra proprio quel tratto di Mura Aureliane impacchettato nel 1974 in occasione degli Incontri Internazionali d'Arte a cura di Achille Bonito Oliva, che si svolsero nel parcheggio sotterraneo del Galoppatoio di Villa Borghese (quello di Luigi Moretti).

Durante i mesi di Febbraio e Marzo del 1974, per un periodo di 40 giorni, una porzione di 820 piedi (250m circa) delle Mura Aureliane a Roma è stata avvolta in polipropilene e corda. (The Wall - Wrapped Roman Wall)

Per ragioni anagrafiche non ho visto l'opera o comunque non la ricordo, ma l'ho scoperta grazie alla curiosità verso le sue opere vedendolo lavorare in Italia, sul lago d'Iseo, ad una delle sue istallazioni "ambientali", diversa però dai suoi più famosi lavori urbani di impacchettamento. 

The Floating Piers (Project for Lake Iseo, Italy)
Foto: André Grossmann dal sito Christo and Jeanne-Claude 

Vedo Conca d'Oro tutti i giorni, infatti ne ho già scritto qui e qui, e gli elementi che da residente più che da architetto mi colpiscono di più sono la sua crescente vandalizzazione e la persistente inutilità del parcheggio interrato (ancora a rustico e da appaltare), soprattutto per tutte le opere accessorie collegate: muri, rampe, volumi tecnici e superfici (enormi) di areazione.

Degrado a Conca d'Oro (foto mie Gennaio 2016)
Mi è venuta allora l'idea che tutti questi elementi potrebbero essere impacchettati, proprio alla maniera di Christo, sia per proteggerli dal degrado e dalla vandalizzazione che per evidenziare la loro condizione di cantiere permanente e ho scritto:
Potremmo chiedere a Christo se, quando si libera dal lavoro al Lago d'Iseo, può impacchettare Conca d'Oro. Con l'occasione si potrebbero anche realizzare delle strutture verdi tipo pergolati (naturalmente su progetto di Dov'è l'architettura italiana?) per proteggersi dal sole cocente in estate (e non solo) quando si attraversa la piazza bollente e del tutto priva di ombra.
Dato che, come ci ha insegnato De Carlo, non si finisce mai di valutare le opere architettoniche attraverso l'osservazione del loro utilizzo, mi sono reso conto di una cosa così evidente da non essere vista. I due principali percorsi di attraversamento della piazza/parco con le sedute sono del tutto privi di ombra; non ci sono alberi (piantati) o pergolati a proteggerli dal sole e non ci sono come in molte piazze gli edifici a fare ombra. Non ci si poteva pensare? 

Il post originale sulla pagina facebook
La prima obiezione può nascere dal fatto che gli interventi di Christo hanno riguardato luoghi, monumenti ed edifici conosciuti e centrali, come Pont Neuf a Parigi o il Reichstag a Berlino, con l'intenzione di sottolinearne l'importanza attraverso l'occultamento e la riapparizione, mentre qui si tratta di un luogo periferico e poco conosciuto, anche se è firmato da progettisti noti e con molte opere all'attivo come gli ABDR

Pont Neuf, Parigi - Foto Wolfgang Volz da Christo and Jeanne-Claude

Se però si considera la provocazione alla Christo più in generale come un modo per riflettere e far riflettere sull'ambiente urbano e la sua percezione, inserendosi in quel filone estremamente interessante di ricerca sul paesaggio urbano, ben rappresentato da libri come L'immagine della città di Kevin Lynch (1960) e Paesaggio Urbano di Gordon Cullen (1961), la differenza tra Pont Neuf e Conca d'Oro non è più un elemento molto rilevante. Infatti la sottrazione temporanea alla vista e la successiva ricomparizione dimostrano probabilmente l'importanza di ogni elemento fisicamente rilevante nella percezione del variegato mosaico che compone il paesaggio urbano contemporaneo. Si potrebbe anzi aggiungere al significato fisico di cantiere perchè spazio ancora incompleto, quello psichico, riprendendo il concetto di "spazio esistenziale" di Norberg-Schulz descritto nel precedente post genius loci, in quanto luogo ancora(?) privo di una vera identità che forse stenta a far parte a tutti gli effetti del paesaggio urbano.  

Michelin-Rodriguez per ¡Pinta Malasaña! 2016

Un altro elemento importante è marcare la differenza tra arte e degrado, quel confine spesso sottile che c'è tra l'espressione artistica e lo scarabocchio primitiva espressione di sé come ha scritto splendidamente Annamaria Testa nel suo post Street art, graffiti, murales: il confine tra arte e vandalismo. Proprio lo scorso 17 aprile nel quartiere Malasaña di Madrid si è svolto ¡Pinta Malasaña! 2016, un evento artistico organizzato che ha impegnato molte persone nella decorazione di muri, saracinesche e arredo urbano con questo preciso intento, quello di distinguere di fronte al proliferare di interventi di "street art" l'espressione artistica dalla semplice espressione di se stessi. Puntualmente pochi giorni dopo sono intervenuti anonimi "graffitari" ad imbrattare il lavoro. Per gli artisti di Madrid quindi c'è un destino molto simile a quello degli architetti di ABDR, la contaminazione imprevedibile del loro lavoro. Dalla riaffermazione dell'arte come tecnica naturalmente anche gli architetti, pur vedendo oscurata temporaneamente la loro opera, potrebbero trarre i loro benefici. 

Come si potrebbe dimostrare poi meglio che con un intervento di questo tipo che tutti i discorsi sulle periferie non sono solo retorica qualunquista e propaganda elettorale!?
 

P.S. Questo post rientra in una sperimentazione, già iniziata in qualche modo con il precedente genius loci , che mi porta a scrivere dopo aver pubblicato su facebook e twitter. 
Si tratta quindi di un sistema di raccolta delle tante (troppe?) idee che grazie a facebook riesco a catturare in qualche modo con un'immagine e un po' di testo e che, se si sviluppano in maniera interessante, hanno bisogno di diventare un vero e proprio articolo.