30 agosto 2013

rinnovare le periferie (retrofitting suburbia)

Grazie al blog spot on architecture, che ho trovato tra i commenti al post di De architectura dedicato all'antropologa americana Jane Jacobs e al suo Vita e morte delle grandi città. Saggio sulle metropoli americane (The Death and Life of Great American Cities, 1969), citato anche da Chiara Sebastiani (La politica delle città, 2007) in un'ottima dispensa scritta nel 2011 dal professor Michele Zanelli sulla trasformazione urbana, ho scoperto questo interessantissimo video della professoressa americana Ellen Dunham-Jones sul rinnovamento delle periferie: Ellen Dunham-Jones: rinnovare le periferie.

Il video mostra una serie di interventi di trasformazione realizzati e progettati in tempi recenti negli Stati Uniti, soprattutto per dare un senso di città, in un'ottica di sostenibilità e attraverso la densificazione, alle aree residenziali e commerciali sparse nei territori suburbani

Non sono un grande esperto di aree urbane e suburbane statunitensi, se non come "divoratore" di libri, film e telefilm sin dagli anni '80, ma posso immaginare che i problemi delle loro città siano in generale molto diversi dai nostri, soprattutto a causa di uno sviluppo edilizio in un territorio ben più vasto e meno popolato del nostro e secondo altri modelli abitativi.
Nonostante ciò credo che siano esempi molto istruttivi, capaci soprattutto di far comprendere le enormi potenzialità che offre intervenire anche sul costruito senza sprecare nuovo suolo, soprattutto perchè in Italia la tendenza (da cambiare!) negli ultimi quindici-vent'anni è stata quella di costruire, quasi sempre fuori dai centri urbanizzati, insediamenti residenziali e zone commerciali, creando un nuovo "sprawl urbano" che ha contribuito a peggiorare moltissimo i nostri paesaggi, "grazie" anche ad una qualità architettonica media piuttosto scadente.

Si potrebbe dire che il nostro sviluppo residenziale più recente si è ispirato proprio ai modelli degli Stati Uniti nel consumo scriteriato del territorio (che loro però hanno in abbondanza) e nell'energia necessaria alle auto (inutili i paragoni sul costo del carburante in cui l'Italia non ha concorrenti), senza però applicare la loro capacità organizzativa, la loro efficienza e quella qualità abitativa assicurata da un mercato veramente regolato dalla libera competizione.