26 ottobre 2011

L'architettura e le costruzioni in Italia

Dopo aver letto i numeri della ricerca Cresme sulla professione di architetto in Italia fotografata nel 2010, mi ero già reso conto della criticità della situazione sia a livello quantitativo che qualitativo.
Considerando però che siamo il terzo mercato europeo delle costruzioni, anche se nella classifica in rapporto agli abitanti siamo piuttosto in basso, ma non molto più giù della Francia, ho pensato: dovremmo avere comunque un bel po' di architettura

Allora ho preso in mano l'Atlante Phaidon dell'Architettura Contemporanea nel Mondo, frutto di una ricognizione fatta dal 1998 al 2003, per misurare il peso dell'architettura italiana e della sua visibilità internazionale in rapporto ai paesi europei più importanti e a noi più vicini. 
Non ci sono dubbi che è difficile valutare i criteri di selezione dei progetti, ma non penso che si possa  dubitare sul significato, almeno statistico, dei numeri nel loro complesso e pensare che il risultato sia frutto di una persecuzione nei nostri confronti. 
E comunque si tratta di una pubblicazione di grande rilevanza che è già presente da anni nelle librerie degli architetti di tutto il mondo.
Riporto qui di seguito una tabella con alcuni paesi europei, messi a confronto in base al numero degli edifici pubblicati e ad alcuni dati geografici e statistici, a mio avviso rilevanti, ricavati sia dall'Atlante che dal rapporto Cresme.


Ebbene si, nell'ambito di questi paesi europei scelti siamo all'ultimo posto come visibilità della nostra architettura e purtroppo era un dato abbastanza atteso e dubito che la situazione sia cambiata molto nel frattempo. Da notare soprattutto la forte crescita del numero di architetti in Italia negli ultimi anni, fatto quanto mai privo di giustificazione alla luce dei numeri critici della professione, già evidenti da molto tempo.
Anche se si vedono alcuni interessanti segnali di ripresa, il ritardo accumulato in questi anni è molto forte e difficile da colmare, per cui si dovrà aspettare un po'. 
Magari vent'anni, come dice Luca Sofri nel suo libro "Un grande Paese", sottotitolo L'Italia tra vent'anni e chi la cambierà (scrive un blog, http://www.wittgenstein.it/, che è uno dei più letti del nostro Paese, adesso però...)